Anche lo stabilimento di Racconigi è stato interessato dalla mobilitazione straordinaria che ha coinvolto simultaneamente tutti i siti italiani del gruppo Acciaierie d’Italia (Ex Ilva).

Nella giornata di ieri, 12 ottobre, a Racconigi si è tenuto un presidio davanti alla sede di Acciaierie d’Italia (Ex Ilva): la mobilitazione, organizzata dai sindacati, ha coinvolto tutti gli stabilimenti del paese. Lo sciopero è stato indetto a seguito delle recenti comunicazioni sulla sospensione delle attività produttive e per il ricorso massiccio alla cassa integrazione.
“Le manifestazioni e gli scioperi in corso in tutti gli stabilimenti ex Ilva hanno visto una partecipazione straordinaria. Il Ministero dell’Interno ha convocato le organizzazioni sindacali e le Prefetture interessate in una call conference con i commissari straordinari -hanno dichiarato in una nota congiunta Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, Davide Sperti, segretario generale Uilm-Uil– In questo incontro abbiamo ribadito le ragioni degli scioperi: insieme ai lavoratori chiediamo lavoro, non cassa integrazione. Abbiamo espresso forte preoccupazione per la situazione attuale e per il futuro degli stabilimenti dell’ex Ilva. Abbiamo ribadito la richiesta di acquistare bramme e coils per far ripartire tutte le lavorazioni a freddo a Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi e in tutti gli altri stabilimenti. Chiediamo che il governo garantisca ai commissari tutti gli strumenti affinché le attività non sottoposte a fermo giudiziario in tutti gli stabilimenti tutelino il lavoro, a partire da quelle a freddo fino a quelle manutentive, per garantire la sicurezza dei lavoratori e degli impianti”.
I sindacati ritengono insufficiente e incerto il lavoro svolto dai commissari in assenza di un adeguato piano finanziario, sottolineando che da solo non può garantire la continuità degli impianti. La richiesta è quindi quella di una convocazione a Palazzo Chigi per aprire un confronto su un piano straordinario ambientale, industriale e occupazionale.
“La mobilitazione e lo stato di agitazione continueranno e decideremo con i territori le ulteriori iniziative finché non sarà trovata una soluzione“, concludono i sindacati.











































