Nuova lettera delle famiglie delle persone con disabilità: «dal Cisa 31 non abbiamo ancora ricevuto alcun pagamento per l’assistenza domiciliare, siamo in emergenza».

La vicenda dei contributi per la non autosufficienza del Consorzio socio-assistenziale Cisa 31 torna al centro dell’attenzione, con le famiglie che denunciano una situazione definita “di emergenza”.
Dopo le proteste dei mesi scorsi e il duro confronto politico in Consiglio comunale e regionale, le persone con disabilità titolari dei Progetti di Vita indipendente e i familiari di persone malate hanno infatti deciso di inviare una nuova lettera pubblica contro il protrarsi dei mancati contributi.
«Nonostante gli appelli e il presidio di fine novembre scorso non abbiamo ancora ottenuto una risposta certa sui versamenti per l’assistenza domiciliare», scrivono i firmatari.
Secondo quanto riportato, alla data attuale «non sono state corrisposte le mensilità residue di dicembre 2025 e gennaio 2026», somme ritenute indispensabili per garantire la permanenza a casa e pagare stipendi e contributi degli assistenti personali.
Il documento -firmato dal portavoce Germano Tosi, presidente dell’associazione ENIL Italia e invitato permanente dell’Osservatorio nazionale delle persone con disabilità- parla apertamente di “situazione critica”.
«Si tratta di prestazioni economiche vincolate che non possono essere sospese a causa di rimpalli burocratici», mentre «le persone che ci assistono non aspettano e, se non sono pagate, se ne vanno lasciandoci in gravi situazioni di emergenza».
Nella lettera si evidenzia anche lo scontro istituzionale sulle responsabilità: «Il Consorzio attribuisce alla Regione il mancato trasferimento delle risorse economiche, l’Assessorato regionale afferma il contrario».
Uno scaricabarile che, sostengono i firmatari, finisce per ricadere sulle famiglie: «siamo costretti ad accollarci tutte le spese per la nostra assistenza».
I cittadini segnalano inoltre un problema strutturale: «gli importi non sono mai stati adeguati ai reali costi del contratto nazionale colf-badanti», aggiornato da novembre 2025, come previsto dalla legge regionale.
Da qui una richiesta precisa alle istituzioni coinvolte: il pagamento immediato degli arretrati, l’adeguamento dei contributi, la riattivazione dei servizi del centro diurno e «una programmazione definita che assicuri la continuità dei versamenti».
La nuova presa di posizione si inserisce in una crisi che dura da mesi. A novembre sindacati e opposizione avevano parlato di oltre 180 famiglie in difficoltà e di contributi congelati; a gennaio in Consiglio comunale la maggioranza aveva difeso la tenuta del Consorzio parlando di “riallineamento dei conti”, mentre le minoranze denunciavano una situazione grave per i servizi socio-assistenziali.
Ora, con i pagamenti ancora fermi, le famiglie tornano a chiedere una soluzione immediata: «Non possiamo più attendere -conclude la lettera- Pretendiamo una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutte le amministrazioni coinvolte».















































