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Piobesi, la storica macelleria Boccardo compie 40 anni

A Piobesi la storica macelleria Boccardo spegne le candeline per i 40 anni di attività: “Il Carmagnolese” ha intervistato i proprietari, Matteo e Grazia.

La macelleria Boccardo di Piobesi compie quarant’anni di attività: l’intervista ai proprietari, Matteo e Grazia

Mai come nell’anno da poco concluso si sono riscoperti i piccoli negozi di paese, complice l’impossibilità di spostarsi nei centri più grandi per fare la spesa e le commissioni. Ciò ha portato le persone a notare l’importanza della presenza delle botteghe nei propri Comuni di appartenenza, che portano vitalità e calore.

È il caso della macelleria Boccardo di Piobesi Torinese, che in questi giorni festeggia 40 anni di attività.
Uno storico negozio che i piobesini sono abituati a vedere nel centro del proprio paese, sapendo che verranno accolti da Matteo e Grazia, marito e moglie e proprietari dell’attività, per l’occasione intervistati da “Il Carmagnolese”.

Com’è nata l’idea di aprire una macelleria?
Matteo: Io penso che il lavoro di macellaio sia una sorta di vocazione, devi sentirlo da sempre e a me è sempre piaciuta la carne, è uno dei miei piatti preferiti. Quando si è giovani bisogna scegliere la propria strada, ma gioca un ruolo importante anche la sorte: io ho avuto la fortuna di incontrare la persona giusta che mi ha insegnato questo mestiere, il macellaio Gariglio, che non aveva figli e che mi ha insegnato questa attività. In un quadro che abbiamo in negozio si vede che questa macelleria c’era già nel 1907, tenuta negli anni da persone diverse, per molti anni da Cosso e poi anche da Prino [due famiglie piobesine].

Grazia: Quando lui ha aperto il negozio noi non eravamo ancora sposati: io lavoravo altrove e all’inizio ho vissuto questa esperienza da fuori, di riflesso. Quando ho visto che il lavoro in macelleria aumentava ho iniziato ad aiutarlo. Sono stati anni belli: se dovessimo ricordarli tutti potremmo scrivere un libro!

Come vi siete sentiti quando avete aperto il negozio?
Matteo: Io avevo ventiquattro anni allora; quando si apre un’attività per conto proprio sembra di essere un po’ sul vuoto all’inizio, come se si fosse su un burrone e si dovesse fare un salto. Decidere di aprire un negozio significa prima di tutto tirare fuori dei soldi: i dieci milioni di lire che servivano me li aveva prestati mio padre. E quindi ti senti anche in debito verso i genitori: per fortuna il lavoro è andato bene, ma c’è un attimo di vertigine all’inizio. Poi ci si tuffa nel lavoro e il tempo passa veloce!

In questi quarant’anni di attività avrete visto tantissimi fatti dalle vetrine del vostro negozio. C’è qualche aneddoto particolare che volete raccontare?
Matteo: Sì, decisamente. Io ad esempio tengo gelosamente i “ricordini” [le fotografie delle persone scomparse, date in occasione del funerale come ricordo] delle persone che ho conosciuto. Ogni cliente che è passato nel nostro negozio ha il proprio carattere e le proprie particolarità: ce n’era uno che era un po’ poeta, quando doveva ordinare la carne lo faceva in maniera curiosa. Una volta, poi, le signore avevano delle richieste precise, erano esperte di carne e chiedevano dei tagli specifici. È anche vero che però negli anni passati a volte i clienti erano più diffidenti: magari non conoscevano bene il funzionamento delle bilance e quindi si nota la differenza con i giovani di adesso, che invece si affidano di più. È cambiato tutto in questi quarant’anni: ad esempio ora produciamo più gastronomia e piatti pronti di una volta, mentre anni fa il macellaio faceva il macellaio e basta.
Ricordiamo tanti fatti che sono successi in paese, anche perché il nostro negozio è proprio in centro. Mi ricordo che una volta c’era un impiegato della banca di fronte a noi che era molto geloso e orgoglioso della sua auto, una 124 Spider verde oliva: quando la parcheggiava e poi scendeva la guardava più e più volte. Un giorno erano arrivati i ladri in banca, e dopo anche i carabinieri: era nato un breve conflitto a fuoco e sai com’è finita? Con due bei buchi sulla 124!

Grazia: In questi anni abbiamo visto così tante persone… Gente che è passata e che ora non c’è più, bambini che abbiamo visto nascere e che ora sono cresciuti … Sono stati anni intensi, con alti e bassi come accade per ogni attività. In tutto questo tempo è capitato di dover chiudere il negozio per qualche motivo: per fortuna è accaduto poche volte, ma subito i clienti e i piobesini ci chiedevano il motivo, se fosse accaduto qualcosa. Ad esempio quando sono nati i nostri figli, Sara e Marco, e abbiamo chiuso, i clienti ci hanno poi fatto i complimenti e gli auguri.

Nel periodo di lockdown il vostro è stato uno di quei negozi che, per fortuna, non ha dovuto chiudere. Come avete vissuto quei mesi?
Grazia: A noi è andata bene, non possiamo e non dobbiamo proprio lamentarci, anzi siamo comprensivi nei confronti di chi purtroppo ha dovuto chiudere la propria attività perché comprendiamo i problemi del caso. In realtà abbiamo anche vissuto poco la quarantena, non avendo mai interrotto il lavoro: però i problemi ci sono, li vediamo, ci rendiamo conto che ci sono persone in difficoltà.

Matteo: In questi mesi però abbiamo notato un cambiamento: la clientela si è modificata. Tante persone che venivano a comprare da noi provenivano da fuori, non abitavano a Piobesi; in quarantena ovviamente non sono più potuti venire nel nostro negozio. Nonostante ciò tanti piobesini che magari non ci conoscevano hanno invece scoperto la nostra attività, non potendo uscire più di tanto dal paese.

Se doveste tirare le fila, questi quarant’anni come sono stati?
Matteo: Sicuramente è un’esperienza che ho vissuto con piacere. Qualcuno dice: “Trova il lavoro che ami e non lavorerai un giorno solo in tutta la tua vita”. Dovessi smettere penso che avrei di nuovo una sensazione di vuoto: il negozio ti dà orari precisi, è poco variabile e la tua vita si adegua e si abitua. Sono contento, questi anni sono passati in modo veloce, anche perché siamo stati immersi nel lavoro.

Grazia: Eravamo indecisi se far sapere dei quarant’anni di attività, se festeggiare. Poi siamo rimasti colpiti e sorpresi: tanti commercianti ci hanno fatto gli auguri e i complimenti, sono stati molto solidali, chi ci ha regalato dei fiori, chi una torta. È stato commovente.