Alta adesione alla protesta degli studenti di Carmagnola, che hanno manifestato con lo slogan “La scuola non si taglia”, chiedendo maggiori investimenti nell’Istruzione, integrazione e diritti.

“La scuola non si taglia” è la scritta che campeggia sullo striscione principale che è stato affisso dagli studenti di Carmagnola davanti alla sede dell’Istituto “Roccati”, dove ieri mattina ha preso il via una protesta (pacifica) destinata a protrarsi -stando a quanto annunciato- fino a fine settimana.
L’adesione alla prima giornata di manifestazione è stata alta, con solo il 10% circa degli allievi che si sono presentati in aula e hanno seguito regolarmente le lezioni, stando ai numeri forniti dalla dirigente scolastica del Polo superiore cittadino, Maria Enrica Cavallari.

Centinaia di studenti e studentesse dei licei e degli indirizzi tecnici e professionali carmagnolesi -escluso il plesso di Agraria- si sono invece radunati davanti alla scuola di viale Garibaldi, dove ha sede anche la Presidenza, sotto l’occhio della Polizia locale e di alcune pattuglie dei carabinieri.
Diversi i cartelli esposti, a riassumere alcuni dei temi che hanno animato la protesta: “Finanziate le scuole, non le guerre” e “Libri, non armi”, ma anche “Viva noi, viva la Gen Z” e “Quando il Paese affonda, affondiamo tutti”.
Numerosi anche i riferimenti (contrari) alla proposta di introdurre una quota massima del 30% al numero di studenti non italiani in ogni classe: “Qui nessuno è straniero”, “La scuola unisce e non divide” fino al chiarissimo ed efficace gioco di parole “Tetti nelle scuole, non agli stranieri nelle classi”.

«Già il giorno precedente c’erano state alcune avvisaglie, animate anche da giovani provenienti da altre scuole, mentre ieri tutto è stato più organizzato, con un presidio davanti alla scuola e una serie di interventi al microfono a elencare le ragioni della protesta», racconta la preside, che ha scelto di essere presente in prima persona davanti al suo istituto per l’intera durata del raduno studentesco.
Cavallari ha anche chiesto di intervenire, per spiegare ai “suoi” studenti che, comunque, la situazione al “Baldessano Roccati” è buona: «nella nostra scuola non abbiamo le cosiddette classi-pollaio e gli edifici sono ben tenuti, con la Città metropolitana di Torino che negli ultimi anni ha investito molto, con importanti lavori già conclusi e altri, come la palestra di Agraria o la nuova biblioteca al “Baldessano” in fase di ultimazione».
La dirigente scolastica è voluta intervenire anche su altri punti chiave della protesta studentesca, dall’inclusione alla didattica.
«Per quanto riguarda gli studenti di origine straniera, qui a Carmagnola siamo ben lontani dal tetto previsto del 30% e, comunque, tutti sono ben integrati, con corsi di potenziamento linguistico previsti per chi arriva e non conosce ancora bene l’italiano -sottolinea- Rispetto alla richiesta di parlare maggiormente di temi di attualità, ho ricordato come la recente riforma abbia potenziato le ore di educazione civica: sta anche agli allievi, in accordo con i docenti, individuare gli argomenti di interesse da affrontare e discutere insieme».

Cavallari ha comunque apprezzato la modalità scelta per la protesta -anziché alternative più “drastiche”, come l’occupazione- convinta che «questi momenti, se gestiti in modo corretto, rappresentano un esercizio di Democrazia e fanno maturare i ragazzi».
Concludendo, poi, con un’amara riflessione: «su un punto sono pienamente d’accordo con quanto dicono gli studenti: gli stipendi dei docenti in Italia sono troppo bassi. E questo non è certo un punto a favore della nostra Istruzione».









































