Spiacevole episodio di truffa alla Locanda Casa Cavassa, il locale inclusivo di Carmagnola, dove una donna anziana avrebbe sottratto 100 euro ai ragazzi con un raggiro. Dalla città un’ondata di solidarietà.

Uno spiacevole episodio di truffa ha colpito la Locanda Casa Cavassa di Carmagnola, il bar-ristorante inclusivo gestito dai giovani con disabilità e autismo dell’Associazione Angeli di Ninfa.
Secondo quanto raccontato sui social dai gestori del locale, una donna anziana -forse addirittura residente in città- si sarebbe presentata nel bar riuscendo, con un raggiro, ad approfittare della buona fede dei ragazzi e a farsi consegnare 100 euro.
La vicenda è stata raccontata in un post pubblicato sui social dalla Locanda stessa, in cui si descrive l’accaduto e si invita la responsabile a restituire il denaro. «Sono cose che non devono capitare in nessun posto ma soprattutto in locali gestiti da ragazzi disabili», si legge nel messaggio.
L’Associazione esprime anche l’auspicio che la donna «si metta una mano sulla coscienza» e riporti indietro la somma che avrebbe sottratto in modo fraudolento.
L’episodio ha suscitato una forte reazione di solidarietà in città. Numerosi cittadini hanno espresso vicinanza alla Locanda e ai ragazzi che vi lavorano, riconoscendo il valore sociale del progetto.
Alcuni, anonimamente, sono addirittura venuti nel locale, riportando la somma sottratta sotto forma di donazione nel contenitore delle mance.
Tra i messaggi arrivati anche quello dell’Amministrazione comunale: l’assessore al commercio e alle manifestazioni Domenico La Mura ha manifestato pubblicamente la propria vicinanza ai gestori e ai giovani coinvolti, sottolineando l’importanza di realtà come Casa Cavassa per la Comunità carmagnolese.
La Locanda Casa Cavassa, inaugurata nel giugno 2025 nei locali della SOMS “Francesco Bussone” in via Valobra, è infatti un progetto nato per offrire opportunità lavorative concrete a ragazzi e ragazze con disabilità.
Dopo oltre un anno di preparazione e formazione, il locale ha avviato il servizio di caffetteria, bar e aperitivi, ampliando poi progressivamente l’attività alla ristorazione.
Il progetto è sostenuto da volontari, famiglie e professionisti –tra cui psicologi, operatori socio-sanitari e tecnici comportamentali– ed è diventato in poco tempo un simbolo di inclusione e partecipazione per la città.
Il motto che accompagna il lavoro dei ragazzi, esposto anche nel locale, riassume bene lo spirito dell’iniziativa: “Non siamo lenti… noi abbiamo i nostri tempi”.
Proprio per questo motivo, il gesto denunciato sui social ha colpito particolarmente tanti carmagnolesi, che in queste ore stanno dimostrando vicinanza e sostegno ai ragazzi e ai volontari della Locanda.
Molti cittadini hanno già invitato a non lasciare che l’episodio offuschi il valore di un progetto che rappresenta una delle esperienze più significative di inclusione sociale e lavorativa sul territorio.















































