Il gruppo di Azione contesta “il mito del Distretto del Commercio” e invita a “guardare la realtà dei numeri”: «ecco perché Carmagnola non può dirsi tranquilla sul fronte economico».

«Carmagnola non può dirsi tranquilla sul fronte economico solo perché è arrivata prima in graduatoria nel bando regionale per i Distretti Urbani del Commercio»: così il gruppo di Azione, guidato dal capogruppo Roberto Frappampina e dal segretario cittadino Pasquale Sicilia, torna all’attacco dell’Amministrazione Gaveglio, portando in primo piano i dati della natimortalità delle imprese carmagnolesi secondo cui circa 130 fra aziende e negozi hanno chiuso nell’ultimo decennio.
«A fronte di toni rassicuranti da parte dell’assessore al commercio e di una narrazione che invita a guardare al futuro, resta un dato che continua a pesare come un macigno: in città le imprese diminuiscono e il calo, pari a circa il 5%, non è un dettaglio trascurabile, ma un segnale strutturale», sottolineano Frappampina e Sicilia in un comunicato stampa.
Secondo gli esponenti di Azione, «sostenere che la situazione non sia così grave perché esiste il DUC significa confondere due piani distinti: la qualità di un progetto e lo stato di salute reale del tessuto economico cittadino. Essere primi in una graduatoria regionale non equivale automaticamente a invertire una tendenza negativa che dura da anni e che colpisce in particolare il commercio di prossimità».
Frappampina e Sicilia non negano che il Distretto Urbano del Commercio sia uno strumento utile e potenzialmente efficace: «Ma è pur sempre uno strumento, non una cura miracolosa né, tantomeno, una garanzia di sopravvivenza per negozi che chiudono sotto il peso di affitti elevati, calo dei consumi, concorrenza dell’e‑commerce e trasformazioni profonde delle abitudini sociali. Celebrarne l’esistenza come prova che tutto vada bene rischia di trasformare una politica attiva in una foglia di fico».
Tornando ai dati relativi all’imprenditorialità carmagnolese nell’ultimo decennio, pubblicati nei giorni scorsi da “Il Carmagnolese”, i centristi sottolineano che «il -5% di imprese non è solo una percentuale: sono serrande abbassate, strade meno vissute, servizi che scompaiono, posti di lavoro persi».
E aggiungono: «è un dato che, in un contesto urbano di dimensioni medie come Carmagnola, ha un impatto visibile e quotidiano. Minimizzarlo equivale a non ascoltare chi il centro lo vive ogni giorno, commercianti e cittadini compresi».
Per Frappampina e Sicilia «Carmagnola non ha bisogno di narrazioni tranquillizzanti, ma di diagnosi oneste. Diversamente, il rischio è quello di accorgersi troppo tardi che, mentre si festeggiano i punteggi in graduatoria, il commercio reale continua, silenziosamente, a spegnersi».
Da qui l’appello a non sostituire l’analisi con la comunicazione: «Se il DUC funziona, lo dimostreranno i numeri futuri: nuove aperture, maggiore stabilità, un centro più vivo. Fino ad allora, usarlo come prova che la crisi non sia grave appare quanto meno prematuro».
Azione mette quindi nel mirino anche alcuni aspetti attuativi del Distretto Urbano del Commercio: «Concentra l’attenzione esclusivamente su una porzione delimitata della città: le attività che ricadono all’interno del perimetro del centro storico. Una scelta legittima, ma che solleva interrogativi inevitabili, soprattutto alla luce dei dati complessivi sul calo delle imprese», proseguono gli esponenti del partito di Calenda.
E rimarcano: «Tutte le attività che operano fuori dall’area del DUC, e che rappresentano una parte consistente del tessuto economico cittadino, ricevono forme di sostegno da parte del Comune? Se sì, attraverso quali strumenti? Se no, non si rischia di creare una distinzione tra attività di “serie A” e di “serie B”, lasciando interi quartieri ai margini delle politiche di rilancio?»
La conclusione è tutta politica, con un affondo rivolto all’Amministrazione Gaveglio: «Questi numeri certificano un fallimento: impoverimento del tessuto sociale e desertificazione commerciale non sono casualità, ma il risultato di anni di mancanza di visione e di scelte inefficaci. Servono responsabilità politiche chiare e azioni immediate, prima che il declino diventi irreversibile».















































