Dopo le code agli sportelli del Comune di Carmagnola per il rinnovo delle carte d’identità cartacee, il centrosinistra chiede chiarimenti all’Amministrazione Gaveglio.

Diventano un caso politico le lunghe attese registrate sabato 14 febbraio davanti all’Anagrafe del Comune di Carmagnola per il rinnovo delle carte d’identità cartacee, con svariate persone rimaste escluse e diversi momenti di tensione all’interno del municipio.
I gruppi di centrosinistra hanno diffuso un comunicato rivolto all’Amministrazione guidata dalla sindaca Ivana Gaveglio, chiedendo spiegazioni sulla gestione degli accessi e sulle prospettive per i prossimi mesi.
A Carmagnola sono infatti stimati circa 2400 documenti cartacei ancora da rinnovare entro il 3 agosto 2026: dopo quella data le carte cartacee non saranno più valide per l’espatrio, sebbene continueranno a valere come documento di riconoscimento sul territorio italiano.
Per far fronte alla scadenza delle vecchie carte, il Comune ha infatti finora previsto quattro aperture straordinarie il sabato mattina, dal 31 gennaio al 21 febbraio, ad accesso libero, garantendo però l’ingresso allo sportello alle prime 26 persone.
Una soluzione che, secondo il centrosinistra, non è assolutamente sufficiente, in quanto permetterebbe di smaltire un extra di appena 104 persone in totale sulle quattro aperture.
«Abbiamo raccolto il malcontento di numerosi cittadini che si trovavano in coda davanti al Comune per sostituire e/o rinnovare la propria carta d’identità cartacea», si legge nella nota stampa di PD, Carmagnola Civica e AVS.
«Si sono create code a partire dalle 5 del mattino per aspettare l’apertura alle 8:30 -prosegue il comunicato- Decine di carmagnolesi, dopo ore al freddo e sotto la pioggia, sono dovuti tornare a casa a mani vuote».
L’Opposizione si interroga quindi sull’organizzazione del servizio: «ci chiediamo se tutto questo potesse essere prevedibile e gestito in maniera diversa».
E domanda «Come vengono gestiti gli appuntamenti? C’è abbastanza personale per far fronte alle richieste?», sottolineando anche le difficoltà legate alla transizione digitale dei servizi pubblici.
Il documento conclude con un appello all’Amministrazione: «Il disagio e il generale malcontento non possono essere ignorati», perché incidono sull’accesso a servizi essenziali come Sanità, Scuola, Assistenza e Lavoro. Da qui la richiesta di «risposte adeguate» ai cittadini coinvolti.













































