Il progetto “Metti un libro nello stipendio”, presentato nell’ambito della candidatura di Carmagnola a Capitale italiana del Libro, entra nella contrattazione integrativa del Comune: stanziati settemila euro per buoni da 50 euro all’anno a lavoratore, direttamente in busta paga.

L’idea di inserire dei buoni-libro nella busta paga dei lavoratori diventa realtà a Carmagnola. Il progetto “Metti un libro nello stipendio” è stato infatti inserito nella contrattazione integrativa dei dipendenti comunali, con uno stanziamento complessivo di settemila euro destinato all’acquisto di libri cartacei sul territorio.
L’iniziativa prevede un bonus annuale da 50 euro per ciascun dipendente comunale, con un duplice obiettivo: promuovere la lettura e sostenere le librerie locali, facendo della Cultura anche uno strumento di welfare aziendale.
«È un risultato importante, perché un’idea nata durante il percorso di candidatura di Carmagnola a Capitale italiana del Libro trova ora un’applicazione concreta –commenta il vicesindaco Alessandro Cammarata, assessore alla Cultura e co-fondatore del Comitato “Metti un libro nello stipendio”- L’obiettivo è portare i libri nella vita quotidiana delle persone, riconoscendo alla lettura un valore per la crescita individuale e collettiva».
Il progetto era stato elaborato a partire da una proposta di Costanza Casali -consulente del Comune per il progetto di Carmagnola Capitale italiana del Libro- e sviluppato nel dossier di candidatura.

La filosofia è quella del welfare culturale, ispirato anche all’esperienza di Adriano Olivetti: accanto ai tradizionali strumenti di sostegno ai lavoratori, introdurre un incentivo dedicato ai libri e alla formazione personale.
L’idea è semplice: come avviene con i buoni pasto, una quota viene destinata a un acquisto specifico, in questo caso i libri cartacei, da effettuare nelle librerie del territorio. In questo modo il beneficio per i dipendenti si accompagna a un sostegno concreto alla rete delle attività commerciali legate alla lettura.
Carmagnola, come risaputo, non ha poi ottenuto il titolo di Capitale italiana del Libro 2026, assegnato a Pistoia, ma alcune delle idee contenute nel dossier stanno proseguendo ora, anche al di fuori della candidatura.
Tra queste, proprio “Metti un libro nello stipendio”, insieme alla proposta delle “frazioteche”, biblioteche diffuse nelle frazioni e nelle aree periferiche, e alla valorizzazione dell’associazionismo locale, tramite il progetto “Connessioni” co-finanziato dalla Regione Piemonte.
Sullo sfondo resta l’auspicio evocato dai promotori del Comitato “Metti un libro nello stipendio”, attraverso le parole di Cesare Zavattini: «che ci sia almeno un metro di libri in ogni casa».















































