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“Chi chiude è mio fratello!”: l’iniziativa solidale Locali Chiusi Cuori Aperti

Aiutare chi ne ha bisogno donando parte del proprio sapere e delle proprie capacità: questo è l’obiettivo di “Locali chiusi cuori aperti”, una recente iniziativa solidale lanciata da un gruppo di fotografi professionisti su Facebook.

L’iniziativa solidale “Locali chiusi cuori aperti” (fonte: pagina Facebook del gruppo)

Nata da poco più di un mese, l’iniziativa solidale “Locali Chiusi Cuori Aperti” riunisce molti professionisti che hanno deciso di mettere a disposizione in modo gratuito le proprie conoscenze e capacità per aiutare chi si trova in difficoltà con la sua attività economica a seguito delle limitazioni imposte dalla situazione di emergenza.

Il progetto è stato lanciato su Facebook da un gruppo di fotografi professionisti che si sono proposti di regalare ai ristoratori, costretti a “reinventarsi” con la consegna a domicilio, un servizio fotografico dei piatti proposti nel proprio menù, così come degli scatti di piscine e palestre per i siti internet ai proprietari dei centri sportivi in attesa della riapertura delle loro attività.

Con il trascorrere delle settimane, “Locali Chiusi Cuori Aperti” ha conquistato anche molti professionisti in ambiti diversi: dai cantanti ai piloti di droni, passando per social media manager e consulenti di vario tipo, diffondendosi in molte regioni italiane.

Si tratta quindi di lavoratori che, toccati a loro volta dalla crisi che sta colpendo la maggior parte dei settori economici, hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo ad altre imprese bisognose del loro aiuto in uno spirito di solidarietà e condivisione.

Le richieste di aiuto generano talvolta una sorta di baratto, che si conclude con uno scambio di servizi: un servizio fotografico ai piatti in cambio di una cena quando il locale sarà nuovamente aperto, per esempio.

Paolo Ranzani, fotografo torinese e uno dei fondatori dell’iniziativa, spiega: “Locali Chiusi Cuori Aperti nasce dalla necessità di mettere da parte la rabbia e l’indignazione facilmente percepibili in questo periodo per dare il proprio aiuto sostenendo, nelle proprie possibilità, chi sta vivendo un momento di difficoltà”.

A fronte di numerose offerte di servizi, la difficoltà principale che sta incontrando il progetto è tuttavia il basso numero di richieste, dovuto forse in parte all’imbarazzo di chiedere aiuto.

A questo proposito, Ranzani commenta: “è ovvio che le abilità che mettiamo a disposizione non siano il salvagente che permetta la sopravvivenza delle attività vicine alla chiusura, tuttavia ciò che doniamo è il gesto”: in questo momento è necessario essere più solidali e sentirci vicini gli uni agli altri, continuare insomma a dimostrarsi esseri umani”.

Per aderire all’iniziativa “Locali Chiusi Cuori Aperti” offrendo o chiedendo un servizio, è necessario iscriversi al gruppo Facebook dedicato, all’interno del quale è possibile trovare un elenco in cui sono presenti i professionisti suddivisi per città e regioni.

“Locali Chiusi Cuori Aperti” ha poi dato il via ad altre iniziative solidali, come “Storie da asporto, #Adottaunristoratore”, progetto creato da Marco Faccio, fondatore di un’agenzia torinese di comunicazione, che vuole aiutare le attività di ristorazione, segnalando i locali che prevedono il servizio di asporto o di consegna a domicilio e che, come evidenzia la pagina Facebook del progetto, “possano portare nelle nostre case qualcosa di speciale”.

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