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Saulo Lucci e il “suo” Dante per Letti di Notte

Risate, emozioni e applausi per l’interpretazione della Divina Commedia realizzata dall’attore Saulo Lucci sul palco del teatro Elios, nell’ambito della rassegna organizzata dal Gruppo di Lettura Carmagnola.

Saulo Lucci con “Hell’o Dante” sul palco dell’Elios di Carmagnola – Foto di Porsia Di Trani

Oddio, la prossima ora abbiamo Dante e la Divina Commedia”: il grido di dolore, che da secoli, si alza dai banchi scolastici coinvolgendo la stragrande totalità degli studenti, non sarebbe stato tale se in cattedra, o palcoscenico, ci fosse stato Saulo Lucci. Possibilmente accompagnato dalla sua chitarra.

Il 42enne attore torinese è stato protagonista di una performance che ha coinvolto ed elettrizzato gli spettatori del teatro Elios di Carmagnola, intervenuti per il terzo spettacolo in cartellone della stagione teatrale “A teatro con Letti di Notte 2019-2020” programmata dal Gruppo di Lettura Carmagnola.

La difficoltà di comprendere Dante sta nel suo linguaggio, che ha settecento anni di età e, soprattutto, dalla difficoltà di conoscere gli innumerevoli personaggi che compaiono praticamente in ogni strofa dell’immensa opera del poeta fiorentino.

Dante scrisse la Commedia per il popolo e quindi usò il linguaggio che il popolo parlava quotidianamente, il cosiddetto volgare, affinché lo comprendesse e potesse fruire della sua opera. Se si studia approfonditamente Divina Commedia, si capisce il perché di una simile struttura, composta di tre cantiche di 33 canti ciascuna più uno introduttivo. Ogni canto si sviluppa in versi (da 115 a 160 per ogni canto) in terzine incatenate per endecasillabi, che danno ritmo e musicalità all’insieme -spiegano dal Gruppo di Lettura Carmagnola– E se, fino a oggi, abbiamo sempre creduto che il “fiorentin fuggiasco” avesse scritto il suo capolavoro in questo modo solo per renderci difficile gli studi e drammatica la vita nelle aule scolastiche, Saulo Lucci spiega il motivo di questa struttura del linguaggio. Un perché di un’ovvietà che, a posteriori, quasi sfiora la banalità. Nel Trecento il tasso di analfabetismo era altissimo, e allora bisognava fornire dei testi che si potessero imparare facilmente a memoria; e ciò si ottiene solo grazie alla ritmicità dei versi. Molti imparavano a memoria interi canti della Divina Commedia, tramandandoli di padre in figlio, al punto che ancor oggi usiamo quotidianamente versi danteschi per descrivere determinate situazioni”.

Saulo Lucci, a memoria, la Divina Commedia l’ha imparata. Tutti i 34 canti dell’inferno, 14 canti del purgatorio e 10 canti del paradiso, tradotti in altrettanti monologhi (meglio dire performance teatrali) che l’attore va proponendo non solo sui palcoscenici, ma anche nelle scuole (e per un certo periodo si è esibito anche in una bocciofila).

La performance carmagnolese di Lucci è stata incentrata sull’amore, i suoi sospiri e le sue pene, proponendo l’interpretazione del quinto canto dell’Inferno, quello del primo girone infernale che ospita i lussuriosi, fra i quali Paolo e Francesca, due personaggi sicuramente fra i più conosciuti della letteratura mondiale.
Ma il girone non vede solo i due eterni amanti, bensì tutta una serie di figure: dal giudice Minosse a Semiramide; da Cleopatra a Elena di Troia, a Didone e anche Achille: personaggi che Saulo Lucci ha studiato attentamente e che illustra, con grandissima ironia e competenza, prima di arrivare ai due innamorati inseparabili anche nell’inferno.

Il pubblico ride, sorride e applaude allo humor di Saulo Lucci; gli spettatori cantano con lui le canzoni immortali dell’amore. Fino all’attimo in cui le luci della ribalta si spengono improvvisamente, creando un netto taglio scenico con quanto avvenuto fino a quel momento. E un solo faro illumina Lucci, che recita di un fiato i 142 versi del quinto canto in un silenzio improvviso, carico di tensione emotiva.
Le parole scorrono veloci, con una musicalità che sembra ritmata da silenziosi tamburi, mentre gli spettatori vedono aprirsi nella loro mente le immagini che illustrano quei versi che, forse, non avevano mai capito prima.

E caddi come corpo morto cade”. Cade il silenzio. Le luci tornano ad accendersi, ma ci vuole un attimo prima che il pubblico si risollevi dall’emozione della recitazione di un amore così intenso e coinvolgente, illustrato da questi versi così potenti.
Ci vuole un attimo, prima che qualcuno inizi ad applaudire, trascinando immediatamente tutti gli altri spettatori in sala.