Processo Factotum: nuove condanne per ‘ndrangheta a Carmagnola

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Il Tribunale di Torino ha pronunciato la sentenza del processo scaturito dall’operazione “Factotum”, con cinque condanne per ‘ndrangheta a Carmagnola e dintorni. Al Comune, parte civile, riconosciuta una provvisionale di 50 mila euro.

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Cinque condanne per ‘ndrangheta a Carmagnola e dintorni sono scaturite dalla sentenza di primo grado del processo derivante dall’operazione “Factotum” [immagine di repertorio – foto pxhere]
Il Tribunale di Torino ha pronunciato la sentenza di primo grado del processo scaturito dall’operazione “Factotum”, che ha portato a cinque nuove condanne per infiltrazioni della ’ndrangheta a Carmagnola nell’area sud del Torinese, soprattutto in ambito edilizio-immobiliare ma anche nella ristorazione e nei trasporti.

Oltre alle pene detentive, il giudice ha disposto che i condannati versino una provvisionale di 50 mila euro al Comune di Carmagnola e 10 mila euro alla Città di Torino, cui potranno aggiungersi ulteriori risarcimenti da definire in sede civile.

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Il processo -legato al precedente “Carminius“- ha ricostruito la presenza di un gruppo mafioso radicato tra Carmagnola e Moncalieri, che sarebbe risultato attivo in diversi settori economici locali e coinvolto in estorsioni, usura, recupero crediti e nel sostegno alla latitanza di esponenti di primo piano della criminalità organizzata.

Parallelamente, è emerso come alcuni degli imputati avrebbero utilizzato ruoli professionali e relazionali per agevolare gli interessi del sodalizio, favorendo imprese legate agli affiliati, orientando decisioni in ambito sindacale ed economico e fornendo supporto logistico alla cosca.

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno evidenziato una rete in grado di inserirsi nel tessuto produttivo locale, influenzando appalti, subappalti e rapporti con imprenditori in difficoltà, talvolta anche attraverso pressioni e minacce.

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Il Comune di Carmagnola si era costituito parte civile, per riaffermare i valori di legalità, trasparenza e tutela delle istituzioni democratiche ponendosi anche simbolicamente a contrasto della criminalità organizzata.

«Questa sentenza conferma quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione contro ogni forma di infiltrazione mafiosa e sostenere la cultura della legalità, della trasparenza e della responsabilità –dichiara la sindaca Ivana GaveglioIl nostro Comune continuerà a lavorare con determinazione per tutelare la Comunità e promuovere un territorio libero da condizionamenti criminali».

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La decisione del Tribunale arriva nel pieno del Mese della Legalità, durante il quale a Carmagnola è in corso la rassegna “Però Parlatene. Raccontare la legalità per costruire consapevolezza”, realizzata con Avviso Pubblico.

«Con questa e altre iniziative –aggiunge il vicesindaco Alessandro Cammarata, in passato oggetto di intimidazioni e per anni costretto a vivere sotto scortavogliamo rinnovare l’impegno a promuovere una cittadinanza consapevole e un dialogo costante tra istituzioni, scuole e territorio per la difesa dei valori democratici».

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