La consigliera Alice Ravinale (AVS) chiede alla Regione Piemonte di interrompere l’acquisto di farmaci prodotti in Israele e da aziende israeliane coinvolte nelle guerre in Libano e a Gaza.

Nuovo intervento sul tema della Sanità e dei rapporti con aziende farmaceutiche israeliane da parte di Alice Ravinale, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in Consiglio regionale del Piemonte, che torna a chiedere chiarezza sugli acquisti di farmaci da parte del sistema sanitario piemontese, rilanciando al contempo la campagna internazionale “Teva, no grazie” contro la multinazionale con sede in Israele.
In un comunicato, Ravinale collega la questione a un contesto internazionale che definisce drammatico: «l’esercito israeliano continua ad uccidere in spregio a ogni principio giuridico e umano personale sanitario, con 1.700 medici e infermieri uccisi a Gaza e 57 uccisi in Libano da inizio marzo 2026», sottolinea.
Secondo la consigliera di AVS, «continuare ad acquistare farmaci da Teva Pharmaceutical Industries Ltd non è un atto neutrale ma è complicità con gli atti criminali del governo israeliano», con riferimento a quello che definisce «il genocidio a Gaza e l’apartheid contro le persone palestinesi», oltre ai recenti sviluppi militari nell’area libanese.
Nel mirino c’è in particolare il ruolo della multinazionale farmaceutica israeliana, descritta come «non una società qualsiasi», ma «parte di un sistema che limita l’accesso alle cure in Palestina e sostiene attivamente l’IDF (esercito israeliano, ndr)».
Ravinale sottolinea come «l’ingresso di farmaci in Cisgiordania e a Gaza è vincolato alle decisioni del Governo israeliano», che -secondo quanto riportato- «ostacola quelli a basso costo e quelli di produzione palestinese mentre favorisce quelli di Teva», generando così «un sistema che limita il diritto alla salute delle persone palestinesi».
La presa di posizione si inserisce anche in un’iniziativa già avviata nei mesi scorsi. «A settembre 2025 ho depositato un’interrogazione alla Giunta per avere i dati degli appalti relativi alla fornitura da parte di Teva di medicinali per le Aziende Sanitarie e Ospedaliere della Regione Piemonte -ricorda Ravinale- Nonostante i termini regolamentari, scaduti da ottobre, la Giunta non ci ha mai risposto».
Un mancato confronto che la capogruppo di AVS giudica pesante: «torneremo ad insistere in Consiglio, ma è un silenzio che pesa come un macigno, e che rende anche il Piemonte di Cirio complice».
Da qui la richiesta netta: «i farmaci Teva non dovrebbero entrare nel sistema sanitario piemontese, fintanto che quest’ultima non si opponga chiaramente ad apartheid e genocidio e smetta di guadagnare con esso», conclude e rilancia Ravinale.















































