Prevista oggi, venerdì 16 ottobre, una nuova mobilitazione davanti alla sede di Racconigi dell’Ex Ilva.

Oggi, venerdì 16 ottobre, è previsto un nuovo presidio davanti alla sede dell’Ex Ilva di Racconigi: lavoratori e cittadini, sono invitati a riunirsi in mattinata, dalle ore 9 alle ore 11, per far sentire la propria voce riguardo la situazione di stallo che sta coinvolgendo lo stabilimento.
“Si stanno tenendo scioperi in tutta Italia, dal momento che non si vedono speranze di ripresa lavorativa –spiega il funzionario Fiom Domenico Calabrese- dai 300 dipendenti assunti inizialmente a Racconigi, si è passati a 190 nell’anno 2018 e ora ci ritroviamo con soli 76 lavoratori, tutti in cassa integrazione”.
Prosegue Calabrese: “Rimanere senza Ilva è un problema che non riguarda solo le persone coinvolte all’interno delle fabbriche, ma l’intera Nazione. Se si smette di produrre l’acciaio internamente, l’Italia dovrà approvvigionare tale materia prima dall’estero, passando da un sistema di produzione ad acquisto, più costoso e meno conveniente per la forza lavoro locale”.
Il prossimo passo sarà quello di aprire un tavolo di confronto in regione, già previsto per il 21 ottobre, attraverso il quale far sentire forte la propria voce all’interno della situazione nazionale e spingere il governo a partecipare con più coinvolgimento ad un settore strategico fondamentale come quello dell’acciaio. Nel corso dell’incontro il sindacato di Racconigi si dichiara motivato a sostenere le ragioni delle 76 famiglie del territorio.
“Guardiamo con interesse al fatto che, anche a livello nazionale, si torni a discutere di una maggiore autonomia degli stabilimenti del Nord e persino della possibilità di una loro cessione separata –commenta il Sindaco Valerio Oderda– Perché dietro questa vicenda non ci sono soltanto impianti e prospettive industriali. Ci sono persone, famiglie e una storia di lavoro che appartiene alla nostra città. Chiediamo quindi al Governo di garantire con urgenza tutte le tutele e gli ammortizzatori sociali necessari, ma anche di accompagnarli con scelte concrete per il futuro produttivo. La cassa integrazione può aiutare ad affrontare l’emergenza, ma non può diventare l’unica prospettiva. Occorre continuare a cercare soggetti industriali interessati al rilancio dello stabilimento, valutando ogni possibilità, anche quella di un’acquisizione separata“.











































