Da Salsasio alla conquista dell’Everest

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La famiglia Appendino ha superato quota 5.000 m, raggiungendo il primo campo-base dell’Everest, in Nepal. Il trekking è durato 12 giorni, con assistenza di guide e portatori.

Everest famiglia Appendino Carmagnola
La famiglia Appendino di Carmagnola al campo-base sull’Everest

Anche Carmagnola può vantare di aver raggiunto il primo campo-base dell’Everest. A vivere questa avventura di alpinismo estremo, con oltre 3.000 metri di dislivello, è stata una famiglia carmagnolese della borgata Salsasio: Augusto Appendino, Liliana Borello e la figlia Alice

Per ben dodici giorni si sono avventurati nei parchi nepalesi che li hanno condotti a raggiungere il campo base, ai piedi dell’Everest.

La loro avventura è iniziata a Kathmandu, dove hanno preso un Piper, un aereo di piccole dimensioni, per Lukla, dove hanno iniziato il loro trekking. «Ogni giorno camminavamo per 15 o 20 chilometri con un dislivello di 800 metricirca–spiega Augusto Appendino–Può non sembrare molto, se lo paragoniamo ai dislivelli delle nostre Alpi, ma nel parco dell’Everest i sentieri di montagna sono diversi dai nostri, ci sono parecchi sali e scendi, e a volte si scende per una o due ore perdendo tutta la quota guadagnata. Insomma: si fa il doppio della fatica, senza contare l’ossigeno che scarseggia, a quelle altitudini». 

Il punto più alto raggiunto è stato il campo base che si trova a 5.380 metri di altitudine. «Arrivare al campo base e poter dire “ce l’ho fatta” è stata la cosa più bella di questo viaggio –aggiunge Liliana Borello– Dopo diversi giorni di cammino, raggiungerela meta è una vera e propria conquista».

Alice, la figlia ventiseienne, una volta arrivata al campo base si è fermata a dormire poco sotto, per raggiungere il giorno dopo una vetta (5.545 m) lì vicino da cui ammirare l’alba sull’Everest. «Incontrare altri escursionisti e soprattutto conoscere la gente del luogo è il ricordo più bello che mi porto a casa. Vedere i bambini sorridenti e felici giocare con poco mi ha fatto tanta tenerezza», dichiara.

Come allenamento e percorso di avvicinamento al trekking, gli Appendino hanno scalato il Monte Rosa, per capire il comportamento del proprio corpo a determinate altitudini
«Abituare il proprio corpo a simili altitudini richiede un allenamento specifico, per cui anche la guida che ci accompagnavaaveva previstodelle tappe cosiddette “di acclimatamento”. Questo consiste nel guadagnare 1500 metri circa di dislivello e poi ritornare al punto di partenza: in questo modo il proprio corpo si abitua al cambiamento di altitudine», spiegano.

Per l’impresa sull’Everest, Augusto, Liliana e Alice hanno scelto di affidarsi a un’agenzia di viaggi locale che ha fornito loro, oltre alla guida, anche l’assistenza di due portatori e sacchi a pelo adatti a questo tipo di trekking. Le temperature durante il giorno si aggirano infatti anche intorno ai 10-15 gradi, ma di notte si va sotto lo zero e molti dei rifugi non hanno il riscaldamento.