Inquinamento delle acque del Po e Covid-19, un’indagine dell’Autorità distrettuale

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L’Autorità distrettuale del Fiume Po ha condotto uno studio sulle acque durante il periodo di lockdown dovuto al Covid-19, per valutare se le minori attività abbiano contribuito alla loro limpidezza.

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Il fiume Po a Torino durante il lockdown (ph. Francesco Rasero)

Il lockdown per il Covid-19 ha inciso sull’inquinamento delle acque del Po? Nei mesi scorsi, nel periodo soggetto alle restrizioni governative conseguenti alla diffusione del Coronavirus, l’Autorità distrettuale del Fiume Po ha avviato una ricerca scientifica per analizzare la qualità delle acque.

L’impressione generale era quella di mettere in stretta relazione il drastico calo delle attività civili e soprattutto economico-industriali con una ritrovata trasparenza e presunta purezza dell’acqua.
I prelievi realizzati per testare l’impatto effettivo del lockdown sulla qualità della risorsa idrica hanno rivelato che la limpidità riscontrata nelle acque del Po è principalmente riconducibile a una minor torbidità dovuta a una ridotta movimentazione dei materiali sospesi come sabbie, fanghi e argilla –ha commentato il segretario generale del Distretto, Meuccio Berselli, durante la conferenza stampa convocata per illustrare i risultati dello studio- Le cause quindi sono da considerarsi per lo più legate alle scarsissime precipitazioni cadute nei mesi considerati e alla diminuzione dell’utilizzo della risorsa. Queste dunque le ragioni che hanno consentito la sedimentazione dei materiali sospesi, incrementando di conseguenza la trasparenza complessiva delle acque“.

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Un momento della conferenza stampa indetta dall’Autorità distrettuale del Fiume Po

I rilevamenti effettuati dal mese di gennaio, da parte dei gestori di impianti di potabilizzazione, mostrano inoltre la presenza di prodotti fitosanitari nel mese di aprile, compatibile con il periodo di utilizzo agricolo. I dati rispecchiano quindi un andamento stagionale dovuto ai trattamenti in agricoltura, non riconducibile agli effetti del lockdown.

E’ stato valutato l’andamento dei nutrienti (nitrati, ammonio) in funzione della portata, confrontando le concentrazioni riscontrate nel 2020 con quelle del 2003, 2007 e 2012, anni idrologicamente simili all’attuale. “L’andamento è risultato analogo, con una diminuzione nel tempo dovuta alla carenza di piogge, anche in assenza del lockdown“, sottolineano dall’Autorità.

Non sono state riscontrate diminuzioni significative neppure per quanto riguarda le sostanze inquinanti di origine industriale: “La grande maggioranza degli scarichi industriali è già collettata in reti e sistemi di depurazione che permettono l’abbattimento di tali sostanze prima dello scarico in acque superficiali -sottolineano gli autori dello studio- L’assenza di un calo significativo durante il lockdown dimostra la buona efficienza dei sistemi depurativi esistenti all’interno del distretto del Po“.

Inoltre, grazie alla buona depurazione delle acque di scarico garantito sul territorio del Distretto del Po e grazie ai trattamenti a cui sono sottoposti i fanghi di depurazione, “è da ritenersi irrilevante il rischio di presenza del virus SARS-CoV2 attivo nelle acque superficiali“.

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