Varroc Italy ha annunciato la chiusura, da gennaio 2027, dello stabilimento ex Triom di Cambiano: 80 posti di lavoro a rischio sul territorio. Solidarietà bipartisan dalla Politica regionale.

L’annuncio di Varroc Italy di voler cessare le proprie attività nello stabilimento di Cambiano (ex Triom), con la chiusura prevista a partire da gennaio 2027, mette a rischio circa 80 posti di lavoro.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la multinazionale indiana specializzata in sistemi di illuminazione per il settore automotive ha ufficialmente comunicato la volontà di cessare la produzione in via dei Prati e la riorganizzazione del settore ricerca e sviluppo in Italia, nell’ambito di un processo di riorganizzazione societaria a livello globale.
Si fa così concreto un allarme che già da circa un anno veniva lanciato da parte dei sindacati FILCTEM-CGIL e FEMCA-CISL.
Maggioranza e minoranza del Comune di Cambiano sono unanimi nel chiedere un confronto urgente con l’azienda, le parti sociali e le istituzioni, per chiarire le prospettive del sito, verificare ogni alternativa alla chiusura e tutelare l’occupazione.
«Questa notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. A partire dal mese di febbraio, per far fronte a una maggiore richiesta di lavoro, erano state assunte 16 persone tramite agenzie interinali: un elemento che faceva pensare a esigenze produttive in crescita e che non lasciava immaginare una cessazione dell’attività a distanza di pochi mesi -dichiara il sindaco di Cambiano, Carlo Vergnano- Occorre costruire rapidamente un confronto con l’azienda e le parti sociali per capire le ragioni di questa decisione e quali possibilità esistano per tutelare i lavoratori».
Per maggioranza e minoranza, il confronto deve affrontare insieme le prospettive produttive e le garanzie per i dipendenti. Alla proprietà vengono richiesti chiarimenti sulle motivazioni della decisione, sulle tempistiche e sulle alternative valutate, comprese le eventuali possibilità di continuità dell’attività e di ricollocazione.
Un nodo centrale riguarda gli ammortizzatori sociali: è necessario chiarire quali strumenti siano attivabili, per quale durata, con quali tempi e con quale copertura economica. La continuità del reddito è una questione urgente, soprattutto per chi non dispone di altre entrate e per i nuclei familiari nei quali entrambi i genitori rischiano di perdere il lavoro.
La notizia ha suscitato immediate reazioni anche da parte della Politica regionale, con interventi bipartisan a sostegno dei lavoratori e la richiesta di aprire un confronto per cercare di salvaguardare l’occupazione.
A portare personalmente la propria solidarietà ai dipendenti è stato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, che nella giornata di ieri si è recato davanti ai cancelli dello stabilimento.

«Si tratta di una notizia improvvisa e difficile da accettare. Ottanta lavoratori non possono essere solo un numero: dietro ogni posto di lavoro ci sono una persona, una famiglia, una storia e un futuro che oggi diventano improvvisamente più incerti -ha dichiarato Nicco- La prima cosa che sento di dire è che oggi bisogna essere accanto a queste persone, ascoltarle e far sentire loro che le istituzioni non sono lontane. Non possiamo limitarci a prendere atto di quanto annunciato».
Il presidente del Consiglio regionale pone l’attenzione anche sulle ragioni della scelta aziendale: «per quanto era dato sapere, nello stabilimento il lavoro non mancava, così come le commesse. Se la scelta fosse quella di spostare la produzione in altri Paesi semplicemente per inseguire costi del personale e della produzione più bassi, sarebbe ancora più difficile da comprendere e da accettare».
Nicco chiede quindi che vengano esplorate tutte le possibilità per evitare la perdita dei posti di lavoro: «sono certo che la Regione non lascerà nulla intentato e proverà tutte le strade possibili per cercare di salvaguardare l’occupazione. In situazioni come questa serve il massimo impegno e serve fare squadra: istituzioni, lavoratori, sindacati e tutti i soggetti coinvolti devono lavorare insieme per cercare una soluzione».
Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che annuncia l’intenzione di portare la vertenza all’attenzione del Consiglio regionale.
«Questa ennesima crisi rappresenta un colpo durissimo per il nostro territorio, per i circa 80 lavoratori, molti dei quali di Cambiano e Santena, e per le loro famiglie che vedono improvvisamente messo in discussione il proprio futuro lavorativo -dichiara- Parliamo di una realtà che, per quasi 60 anni, ha rappresentato un punto di riferimento per il comparto metalmeccanico e dell’illuminazione per autoveicoli nell’area sud della provincia di Torino. Dietro i numeri ci sono persone, competenze, professionalità e famiglie che meritano rispetto e prospettive».
La consigliera Pd annuncia quindi un’iniziativa in Regione: «la Giunta regionale e l’Assessore al Lavoro non possono limitarsi a prendere atto di quanto sta accadendo -ribadisce- Per questo porterò la questione all’attenzione del Consiglio regionale, chiedendo che venga aperto al più presto un confronto con l’azienda, le rappresentanze sindacali e gli enti locali per individuare ogni possibile strada utile a salvaguardare i posti di lavoro e il patrimonio industriale del sito».
Il rischio, per Pompeo, è che la crisi possa altrimenti avere pesanti ricadute sociali ed economiche: «in un momento già complesso per il settore manifatturiero e automotive, è indispensabile che le istituzioni facciano la propria parte per sostenere i lavoratori e costruire soluzioni credibili», conclude.















































