È in fase conclusiva il maxi-intervento da quasi quattro milioni (finanziato dal PNRR) per il recupero dell’ex monastero agostiniano, noto come “Casa delle Guardie”, nel cuore di Carmagnola: diventerà il nuovo polo culturale cittadino.

Stanno per concludersi entro la fine di giugno i lavori di recupero e rifunzionalizzazione dell’ex monastero agostiniano di Carmagnola, noto anche come “Casa delle Guardie”, uno degli interventi più rilevanti del programma di rigenerazione urbana finanziato dal PNRR.
Il progetto, dal valore complessivo di quasi quattro milioni di euro, restituirà infatti alla città un edificio storico completamente rinnovato, destinato a diventare un nuovo polo culturale e archivistico.
L’opera rientra tra gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana realizzati grazie ai fondi europei post-pandemia, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale trasformando un complesso a lungo in stato di abbandono in quello che sarà uno spazio pubblico accessibile, inclusivo e funzionale alla vita cittadina.

Il recupero ha seguito un’impostazione che mette in dialogo memoria storica e contemporaneità. Da un lato si è intervenuti sul consolidamento e sul restauro delle parti originarie dell’ex monastero, dall’altro sono stati inseriti elementi architettonici moderni, distinti ma coerenti con il contesto.
Sono stati rimossi gli interventi incongrui realizzati nel corso del Novecento e riportati alla luce laterizi storici, volte e strutture originarie, con particolare attenzione al recupero delle volte del piano terra e al consolidamento delle volte a crociera.

Parallelamente, il progetto ha introdotto nuovi volumi tecnici e soluzioni impiantistiche in metallo, pensati per garantire funzionalità e leggibilità contemporanea, senza imitare le preesistenze storiche.
Tra gli interventi più significativi anche il risanamento della copertura della chiesa di Sant’Agostino, effettuato per eliminare infiltrazioni e preservare il valore dell’edificio religioso.
Il nuovo complesso ospiterà l’archivio storico comunale, con spazi dedicati alla conservazione e alla consultazione, oltre a sale per studio, lettura, ricerca e attività culturali. A questi si aggiungeranno ambienti flessibili per iniziative pubbliche, eventi e progetti condivisi.
Durante i lavori di demolizione è inoltre emerso un affresco risalente presumibilmente al Cinquecento, che l’Amministrazione ha deciso di sottoporre a restauro conservativo per valorizzarne il valore storico e artistico.
«Si tratta di un’opera strategica per la città, perché restituisce alla Comunità un luogo identitario che per anni è rimasto inutilizzato -commenta il vicesindaco Alessandro Cammarata, assessore ai lavori pubblici- Qui si ricompone un pezzo importante della nostra storia, ma soprattutto si crea uno spazio nuovo per la cultura, la memoria e la partecipazione».
Secondo il cronoprogramma, il collaudo è previsto entro la fine dell’anno, mentre successivamente si procederà al trasferimento dell’archivio storico comunale, completando così la piena restituzione dell’ex monastero alla collettività.














































