Legambiente contro gli spandimenti invernali di liquami zootecnici

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Legambiente denuncia alla Commissione Europea gli spandimenti nel periodo invernale di liquami zootecnici, che inquinano suolo, aria e acqua.

liquami zootecnici denuncia foto LegambienteVolumi crescenti e ingestibili di liquami zootecnici inquinano suolo, acqua e aria: i campi agricoli sono usati come siti per smaltimenti all’aria aperta -è la denuncia che arriva da LegambienteServe un piano nazionale per fermare gli eccessi degli allevamenti intensivi, trasferendo le risorse europee a beneficio della zootecnia sostenibile nelle aree interne”.

Ogni anno la stagione fredda, in Pianura Padana, torna il “tormentone” dei liquami zootecnici.
Secondo l’Associazione ambientalista, si tratta di milioni di tonnellate di materie fecali e liquidi maleodoranti prodotti dagli allevamenti intensivi, soprattutto di bovini e suini, in attesa del momento adatto per essere distribuite sui campi.
In inverno la terra agricola non è in condizioni di riceverle, perché satura d’acqua o addirittura ghiacciata, le vegetazioni sono in fase di riposo, e quindi non possono assimilarne i nutrienti, ma le cisterne di stoccaggio inesorabilmente traboccano dei liquidi drenati da stalle e porcilaie sempre più immense“, spiegano da Legambiente.

Nelle scorse settimane, il Ministero delle Politiche Agricole, per venire incontro agli allevatori, ha autorizzato l’impiego di liquami anche nei mesi di dicembre e gennaio, mesi in cui -per rispettare la normativa europea- vige il divieto di spandimento.
Legambiente ha quindi trasmesso una denuncia agli uffici della Commissione Europea, contestando al Ministero la violazione di ben quattro direttive, in materia di acque, aria, rifiuti e inquinamento da nitrati.

Gli spandimenti selvaggi che abbiamo descritto nella denuncia all’Unione Europea non possono in nessun caso essere spacciati per pratiche agricole: si è trattato di attività di smaltimento di rifiuti pericolosi su vasta scala, avvenuta con il benevolo assenso del Ministero, ma con effetti deleteri per la salute e per gli ambienti acquaticidichiara Damiano Di Simine, coordinatore della presidenza del Comitato scientifico nazionale di Legambiente–  Non siamo più disposti a tollerare pratiche nocive da parte di una zootecnia che, in Pianura Padana, ha passato il limite. Invece di autorizzare sversamenti di liquami, bisognerebbe predisporre con le Regioni un programma nazionale di riduzione dell’intensità di allevamento in Pianura Padana, trasferendo le risorse comunitarie a beneficio della zootecnia sostenibile e delle aree interne. Nella prossima programmazione dei fondi europei per l’agricoltura, se davvero si vorranno perseguire le sfide climatiche ambientali, occorrerà un deciso taglio ai sussidi dannosi destinati agli allevamenti intensivi”.

Legambiente ricorda che nelle quattro principali Regioni della pianura Padano-Veneta si concentrano oltre l’85% di tutti i suini allevati in Italiae oltre i 2/3 di tutti i bovini nazionali. “Una densità di animali allevati che ha pochi eguali in Europa e che rappresenta, in termini di massa biologica, l’equivalente in peso di 50 milioni di esseri umani, come dire oltre il doppio della popolazione residente -concludono dall’Associazione ambientalista- Ma, mentre le deiezioni umane vengono intercettate dalle fognature e trattate dai depuratori, per gli animali allevati non c’è alternativa allo spandimento sui campi: una pratica che funziona, quando le quantità sono appropriate e le colture richiedono fertilizzanti. È d’inverno che i liquami diventano un incubo, per gli allevatori che vedono riempirsi le cisterne, ma soprattutto per le popolazioni residenti, che devono sopportare miasmi e inquinamenti, gravi e dannosi per la salute: le deiezioni zootecniche sono all’origine delle emissioni di ammoniaca, gas che si combina con i micidiali NOx per formare sali d’ammonio, che compongono fino al 50% del particolato sottile per cui l’Italia è sotto procedura d’infrazione europea“.

E se rendono l’aria irrespirabile, non va meglio per l’acqua: “I composti azotati in eccesso infatti sono all’origine dell’inquinamento da nitrati di fiumi, canali e falde acquifere da cui attingono pozzi e acquedotti, un problema grave al punto da spingere l’Europa, già nel 1991, a promulgare una direttiva per la protezione delle acque da questo specifico inquinamento“.