A Palazzo Lomellini in mostra il paesaggio nell’Arte dal XVII secolo a oggi

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Inaugura a Palazzo Lomellini di Carmagnola la mostra “Di là dal fiume e tra gli alberi – Intorno al paesaggio nell’arte dal secolo XVII a oggi”, a cura di Elio Rabbione. Durerà fino al 25 luglio.

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Un’opera di Cahours che sarà esposta a Palazzo Lomellini di Carmagnola nella mostra di pittura dedicata al paesaggio nell’Arte

La galleria civica di Palazzo Lomellini di Carmagnola riparte con la mostra “Di là dal fiume e tra gli alberi – Intorno al paesaggio nell’Arte dal secolo XVII a oggi”, a cura di Elio Rabbione: inaugura domani, venerdì 28 maggio alle ore 18, e prosegue fino al 25 luglio.

L’evento è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Carmagnola con la collaborazione dell’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini”. «Questa mostra ha trovato ispirazione nell’ambiente, con paesaggi declinati pittoricamente nelle varie epoche e nelle varie tecniche, nelle intenzioni degli artisti più differenti, ritrovati ieri e oggi in Italia e altrove», spiega l’assessore alla cultura, Alessandro Cammarata.

L’esposizione è visitabile gratuitamente -senza prenotazione ma con ingressi contingentati- nei seguenti orari: il giovedì, venerdì e sabato dalle 15:30 alle 18:30; la domenica dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30.

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Un dipinto di Reycend, scelto dal curatore per la mostra di Palazzo Lomellini

Così presenta la mostra il curatore: «Volendo sin dal titolo assorbire l’angolo di un giardino, i cieli e le nubi rigonfie, i corsi d’acqua e un mulino sulla riva, il verde degli alberi che vanno a formare imponenti macchie e le distese dei prati che si perdono contro l’azzurro, gli sguardi a perdita d’occhio che possono interessare non soltanto le cime di una montagna ma pure il traffico congestionato di una città, abbiamo preso a prestito il titolo green dalla narrativa hemingwayana… Un viaggio che certamente non ha le pretese di colmare ogni vuoto, di poter gettare lo sguardo completo su quanto in quattro secoli di storia la pittura abbia detto sull’argomento, come si sia mossa, tra i nomi importanti e non, nel riportare allo spettatore dei nostri giorni quel gran teatro che è la natura che ci circonda».

Sedici opere offrono una visione sui secoli XVII e XVIII: da Jacques d’Artois a Nicholas Berchem; da Paul Potter a Michiel Carree, passando per Philipp Ross e Michelangelo Cerquozzi.

Un dipinto del maestro torinese Francesco Tabusso

L’Ottocento è rappresentato da Pietro Bagetti, Lorenzo Delleani, Enrico Reycend, Enrico Ghisolfi, Giuseppe Camino e Carlo Follini, mentre per il Novecento sono 37 le opere in mostra, compresi dipinti di Henry Cahours, Pierre Lesage ed Emmanuel Laurent e dei maestri russi Dmitrij Kosmin, Boris Lavrenko e Maya Kopitzeva.

Tra i paesaggi italiani parlano, tra gli altri, le opere di Giuseppe Augusto Levis, Cesare Maggi, Francesco Menzio, Gianni Sesia della Merla, Luigi Spazzapan e Nella Marchesini, fino al tappeto-natura di Piero Gilardi.

A conclusione del percorso, anche alcuni artisti contemporanei, tra cui si menzonano Giancarlo Gasparin, Xavier de Maistre, Pippo Leocata, Luciano Spessot, Sandro Lobalzo, Giacomo Gullo, Bruno Molinaro, Antonio Presti, Franco Negro, Adelma Mapelli, per concludere con i paesaggi di Mario Giammarinaro, amaramente affascinanti nella loro tristezza e nella loro rovina dovuta all’azione dell’essere umano.

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