Un nuovo romanzo in libreria firmato dal carignanese Demagistri

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Intervista a Gianluigi Demagistri, lo scrittore carignanese che, dopo “Arthur: incredibilmente umano” e “Il vecchio e il giovane”, è pronto a conquistare nuovamente i lettori con il romanzo “Ritorno alla vita”.

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Un nuovo romanzo in libreria firmato dal carignanese Demagistri (foto: copertina libro)

Dopo “Arthur: incredibilmente umano” e “Il vecchio e il giovane“, Gianluigi Demagistri è pronto a conquistare nuovamente i lettori con il suo nuovo romanzo dal titolo “Ritorno alla vita“, edito Placebook Publishing.

Qual è la trama del romanzo?

Il romanzo ruota attorno alle vicende di un ragazzo di Torino che, dopo una tragedia che lo colpisce direttamente, intraprende un viaggio per ottemperare a una promessa fatta alla sua ragazza. Meta del viaggio è la Thailandia, alla ricerca di un enigmatico maestro di meditazione buddista di cui non si conosce l’effettiva esistenza.

Perché proprio la Thailandia?

Ho selezionato la Thailandia rispetto ad altri Paesi per la questione del buddismo. All’epoca, ero molto appassionato di questo argomento e leggevo moltissimi libri in merito. Una delle correnti che mi aveva affascinato maggiormente era proprio quella che si predica in quel luogo.

Il romanzo è ambientato nel 1993: a cosa si deve la scelta di questo anno?

La scelta risale al periodo in cui ho scritto il romanzo, che va dal 1991 al 1993. Il libro è stato poi ripreso nel 2016 e, successivamente, nel 2020. Bisogna considerare che trent’anni fa il mondo era totalmente diverso da quello attuale: poche erano le persone ad avere internet e un cellulare, per esempio. La prima stesura, infatti, è avvenuta con fonti dell’epoca, attingendo da guide turistiche della Thailandia e dalle enciclopedie dei popoli. Nel 2016, mi sono invece dedicato esclusivamente ad ampliare la parte psicologica dei personaggi: ho deciso di non cercare informazioni e descrizioni dei luoghi dal momento che, essendo cambiati nel corso degli anni, non sarei rimasto fedele all’epoca storica in cui il romanzo è effettivamente ambientato. Infine, nel 2020, è avvenuta la revisione dell’intero volume in vista della pubblicazione.

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Dal momento che tratta di un Paese lontano da un punto di vista sia geografico sia culturale, è stato più difficile da scrivere questo libro rispetto agli altri?

Più che difficile, posso dire che è stato più elaborato. Questo è dovuto principalmente alla grande quantità di ricerche di dati geografici, culturali e filosofici-spirituali che ho dovuto effettuare, anche dal momento che non sono mai stato in Thailandia. Questo discorso riguarda anche la psicologia dei personaggi, e in primis del protagonista, in quanto c’è stata una grande trasformazione dall’inizio alla fine della storia: è stato importante saper dosare i passaggi di questo cambiamento.

In che modo il titolo scelto si inserisce nella storia?

All’inizio del romanzo, il ragazzo vive una situazione particolarmente difficile a causa della tragedia vissuta. Grazie al viaggio e agli incontri a esso legati, si ha una sorta di climax positivo che porterà alla rinascita del personaggio, a un vero e proprio “ritorno alla vita”.

Quale messaggio vorrebbe trasmettere con questo libro?

Il messaggio che vorrei lanciare è principalmente quello di non demordere mai, anche e soprattutto nei momenti più complicati. Spesso è necessario rompere gli schemi ai quali siamo sempre molto legati, così come ha fatto Piero nel libro, che ha intrapreso un viaggio verso l’ignoto e in un mondo completamente diverso da quello che viveva in Italia.

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Riprendendo il libro in mano più volte nel corso degli anni, ha notato particolari differenze nella scrittura?

Quando ho iniziato a scrivere il libro avevo 31 anni ed è stato un modo per evadere dalla routine di tutti i giorni. A livello cronologico, questo romanzo è stato il primo che ho scritto, anche se poi di fatto è stato il terzo a essere pubblicato. Chiaramente, avendo avuto l’esperienza con “Arthur: incredibilmente umano” e “Il vecchio e il giovane”, tra la prima stesura e la versione finale di “Ritorno alla vita” c’è un abisso grazie a tagli e ampliamenti.

È sentimentalmente più legato a “Ritorno alla vita” rispetto agli altri romanzi, dal momento che è stato il primo che ha scritto?

Dipende. Da una parte sì, mentre dall’altra no in quanto sono luoghi che non ho visto ed emozioni che non ho vissuto in prima persona. L’intero romanzo è frutto di fantasia, alla Salgari, se così si può dire: la Thailandia qui descritta, come l’ho immaginata io, non esiste. Se questo libro piace, mi dà ancora più soddisfazioni perché, pur essendo fedele alle mie ricerche, ho inventato tutto. Al contrario, negli altri romanzi ho riportato su carta descrizioni di luoghi che effettivamente ho visto da camperista e che mi hanno entusiasmato, come la Spagna.

Ha in programma nuovi progetti?

Sto continuando il mio progetto personale di un libro all’anno. Come negli altri casi si parlerà di un viaggio itinerante di tre motociclisti che partono all’avventura: sarà ambientato nel 2020, dopo la scoperta del vaccino anti-Covid19.

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