Gruppo Imprese Chieresi e API Torino al mondo politico regionale: «una Zona Economica Speciale è indispensabile per togliere il Piemonte dall’angolo della crisi industriale».

Il Gruppo Imprese Chieresi e API Torino hanno organizzato un incontro per far dialogare imprese e rappresentanti istituzionali sulla proposta di creare una Zona Economica Speciale in Piemonte, come strumento per il rilancio dell’economia regionale
Obiettivo dell’evento -a cui hanno preso parte anche ricercatori universitari e imprenditori del territorio- era la ricerca di un confronto bipartisan sul tema, per arrivare a soluzioni condivise e percorribili sul lato pratico.
Alla tavola rotonda, moderata da Patrizia Corgnati, si sono confrontati Dario Kafaie, presidente GIC, e Fabrizio Cellino, presidente API Torino -quali esponenti del mondo imprenditoriale- e due politici, l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Tronzano e la capogruppo PD in Consiglio regionale, Gianna Pentenero.

«La situazione regionale è critica, occorre intervenire: la ZES, pur con alcune difficoltà tecniche da superare, sarebbe un grande elemento di supporto agli imprenditori piemontesi, a partire dalla sburocratizzazione -ha esordito Cellino- Non dobbiamo pensare che sia la panacea assoluta, in quanto serve anche un nuovo intervento nazionale per fronteggiare le problematiche emerse negli ultimi anni».
La parola è quindi passata a Kafaie, che ha chiesto anch’egli soluzioni strutturali a favore dell’industria -quali appunto la ZES- bollando invece come “fumo negli occhi” la possibile alternativa data dal Turismo: «la nostra economia regionale ha bisogno di uno shock positivo, dopo tanti negativi. E la Zona Economica Speciale rappresenterebbe proprio questo».

L’assessore regionale Tronzano ha sottolineato come la Regione sia sensibile alle richieste da parte del mondo delle imprese, pur invitando a non parlare in termini troppo negativi dell’economia piemontese; ha quindi aggiunto che è in corso un’interlocuzione con il Governo per studiare un formato di ZES adattato alle esigenze specifiche del Piemonte.
Anche Pentenero ha invitato a mettere a punto un sistema basato sull’attuale realtà territoriale, guardando al futuro e cercando di non ripetere errori passati: «servono anche infrastrutture adeguate, per non isolarci dal resto dell’Europa».

In chiusura, Cellino ha concordato sull’opportunità di valutare una ZES “su misura”, con Kafaie che così ha chiosato: «la ZES è una ricetta, ma occorre che il Piemonte sia competitivo a 360 gradi, con servizi efficienti e giovani che restano sul territorio. Quello che serve a mantenere le imprese manifatturiere, le uniche realtà che creano davvero valore e sviluppo».
In apertura lavori, inoltre, il professor Luca Davico (docente di Sociologia al Politecnico e all’Università degli Studi di Torino) ha fornito dati e spunti concentrati su tre focus: demografia, economia/lavoro, mobilità/infrastrutture.
Il docente ha sottolineato le difficoltà del Piemonte nel trattenere i giovani neo-laureati, gap che pesa anche sulla potenzialità di innovazione del territorio, e la marginalità regionale rispetto all’attuale asse portante economico italiano, realtà di cui occorre tenere conto per avviare anche i ragionamenti sulla Zona Economica Speciale.











































