Diffuso un nuovo e duro comunicato firmato dalle sigle sindacali della Teksid Aluminum di Carmagnola, che parlano di impianti fermi, caldo estremo e problemi di sicurezza all’interno dello stabilimento di via Umberto II.

Secondo i sindacati, infatti, gli impianti di via Umberto II soffrono di fermi-linea dovuti a mancanza di materie prime e attrezzature mancanti da più di due anni, con la produzione che appare in calo, nonostante la contestata introduzione dei 20 turni.
Le organizzazioni sindacali riferiscono di aver riscontrato che «alcuni interventi di riparazione non vengono fatti perché altrimenti si resta indietro con la produzione» con conseguenti «perdite di acqua e olio che invadono i corridoi».
Denunciano anche che nei giorni scorsi vi sarebbe stato «un inizio di incendio al forno della giostra» causato dalla rottura di una tubazione del gas.
Inoltre «la moto-scopa che dovrebbe pulire gli ambienti di lavoro non effettua i dovuti passaggi, spesso per mancanza di personale, rischiando di far respirare quantità enormi di silice libera cristallina, considerata dall’ARPA una sostanza tossica e cancerogena».
E la situazione si sta ulteriormente aggravando a causa del caldo, con svariati lavoratori già costretti nei giorni scorsi ad andare in infermeria per colpi di calore.
«Ci sono postazioni senza raffrescamento, con le temperature che hanno raggiunto i 39 gradi e sono in aumento», accusano i sindacati nella nota.
A fronte di questo, inoltre, vengono riportati episodi di totale mancanza d’acqua: «la mattina del 22 giugno tutti i distributori erano completamente vuoti… siamo diventati un Paese del Terzo Mondo?», scrivono indignati i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Un altro punto critico riguarda la ventilazione. Le rappresentanze sostengono che nel reparto SPM, una delle aree più calde di tutto lo stabilimento, «sono state soppresse alcune linee di raffrescamento che servivano per rendere un po’ più vivibile quest’area».
Nel comunicato, infine i sindacati dichiarano che «sta peggiorando ulteriormente una situazione ormai già precaria» e chiedono di poter «essere messi in condizione di poter lavorare senza che nessuno ci rimetta la salute». Al momento non risultano repliche da parte dell’azienda.













































