In estate, un’operazione dei Carabinieri ha portato al sequestro di un capannone a Carmagnola e all’arresto di quattro persone con l’accusa di aver compiuto 41 furti d’auto tra Torinese e Cuneese.

Questo è il bilancio dell’operazione “Over Drive”, condotta in estate dai Carabinieri del Reparto Operativo di Cuneo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti.
L’indagine ha portato alla luce quella che gli investigatori descrivono come una vera e propria “catena di smontaggio” di auto rubate: le vetture -in particolare utilitarie molto diffuse come Fiat Panda, Fiat 500 e Lancia Y- sarebbero state sottratte e successivamente portate nella base logistica individuata nel territorio di Carmagnola, per essere smontate.
I componenti sarebbero poi stati destinati alla rivendita sul mercato nero, mentre le carcasse e i telai venivano sezionati e avviati alla demolizione.
Il provvedimento ha riguardato quattro persone residenti a Carmagnola e legate da rapporti familiari. Per tre di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre il quarto indagato è agli arresti domiciliari. Le accuse contestate comprendono l’associazione per delinquere e reati contro il patrimonio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una parte consistente dei colpi si sarebbe concentrata nel Torinese, con numerosi episodi segnalati a Nichelino e La Loggia e altri furti avvenuti anche nei territori di Poirino, Carignano e Villastellone. Altri episodi sono stati ricostruiti nel Cuneese, compresa Racconigi.
Le indagini erano partite dopo una serie di furti di auto registrati in particolare nel territorio di Canale, nel Roero. Da lì, gli accertamenti dei Carabinieri -supportati da pedinamenti, attività investigative e analisi delle immagini di videosorveglianza- avrebbero consentito di individuare il gruppo e la sua presunta base operativa nell’area di Carmagnola.
Per forzare le vetture sarebbero stati utilizzati strumenti da scasso anche autoprodotti. Al tempo stesso, secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe adottato sistemi più sofisticati per cercare di eludere eventuali controlli, tra cui apparecchi di disturbo delle comunicazioni, i cosiddetti “jammer”, e periodiche verifiche dei mezzi utilizzati negli spostamenti per individuare eventuali dispositivi di localizzazione o intercettazione.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati il capannone ritenuto essere la “base” logistica dei furti, un autocarro che sarebbe servito per il trasporto dei componenti e due automobili. In nove casi i Carabinieri sono riusciti a recuperare le vetture ancora integre, restituendole ai legittimi proprietari prima che venissero smontate.
Gli accertamenti proseguono ora per ricostruire la destinazione dei pezzi di ricambio e individuare l’eventuale rete di ricettazione. Al momento, secondo quanto riferito dagli investigatori, non sarebbero emersi collegamenti diretti con meccanici o concessionarie sul territorio, né rapporti di conoscenza tra gli indagati e le persone derubate.











































