Cammarata: “non abbassiamo la guardia sulle infiltrazioni mafiose a Carmagnola”

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Intervista al vicesindaco di Carmagnola, Alessandro Cammarata, tra archiviazione delle indagini sull’ex macello e la ripartenza del processo Carminius contro la ‘ndrangheta.

Alessandro Cammarata vicesindaco Carmagnola
Il vicesindaco di Carmagnola, Alessandro Cammarata, sotto scorta dal 2018 dopo aver subito intimidazioni di stampo mafioso

Poche ore dopo l’annuncio dell’archiviazione delle indagini a suo carico per la vendita dell’ex macello, e in vista della ripartenza del processo Carminius contro la ‘ndrangheta, prevista il 16 maggio, “Il Carmagnolese” ha intervistato il vicesindaco di Carmagnola, Alessandro Cammarata, che vive sotto scorta dal 2018 dopo aver ricevuto alcune intimidazioni di stampo mafioso.

Le indagini sono state archiviate. Come si sente? Sollevato? Soddisfatto?
La mia soddisfazione è relativa: sono sicuramente contento dell’archiviazione e non avevo dubbi che le indagini andassero in quel modo, in quanto sapevo di essermi sempre comportato in modo onesto. Resta il disagio per il fatto che, a causa di queste lettere anonime, si rischia di perdere la serenità nell’amministrare, oltre a tempo ed energie.

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Teme nuovi episodi simili a suo carico?
Non nascondo la sensazione che, a breve, potrebbero arrivarne altre: il modus operandi di questi loschi personaggi è ormai un dato di fatto. Sta a noi tenere le lettere anonime nella considerazione che meritano: sono solamente fango. Altrimenti non se ne esce più.

Si è mai sentito solo in questi mesi?
I carmagnolesi mi sono sempre stati vicino. E dal primo minuto ho potuto contare sulla fiducia del sindaco. Questo ha fatto la differenza. Mi ha dato forza.

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Ha dichiarato che potrebbe esserci un collegamento tra queste lettere anonime e il processo Carminius, in cui Lei si è costituito parte civile…
È una mia convinzione personale, nulla di provato, ma sento che le due cose potrebbero essere legate tra loro. Essendo parte offesa in un procedimento così importante, penso che il tutto potrebbe essere scaturito da questa mia posizione.

Parlando di Carminius, vogliamo commentare la sentenza di primo grado, in attesa dell’Appello che ripartirà il 16 maggio?
Il tribunale ha certificato che le organizzazioni criminali hanno avuto un radicamento importante nella nostra città, con locali di ‘ndrangheta attive ormai da decenni. Ringraziamo le operazioni delle Forze dell’ordine e gli inquirenti per aver fatto emergere e debellato questa situazione e attendiamo ora i prossimi gradi del processo. Fiduciosi che la Giustizia faccia il proprio lavoro per dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, cosa è successo a Carmagnola in passato.

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Crede che, nel frattempo, ci siano ancora situazioni a rischio?
La nostra è una città sana, ma il fatto che abbia patito infiltrazioni criminali è ormai assodato. E queste sono ferite per la nostra Comunità. Speriamo si possano rimarginare e dobbiamo fare in modo che non si producano più nel futuro.

In che modo?
È fondamentale sviluppare la consapevolezza di cosa è successo, senza far finta di niente e, al contrario, facendo autocritica, a partire dagli amministratori che negli ultimi decenni hanno governato la città, noi inclusi. Per elaborare tutti quanti una strategia e degli anticorpi, affinché questo non accada più.
Sul nostro territorio, come in altri del nord dove c’è più ricchezza dal punto di vista economico, l’attenzione deve infatti sempre rimanere ai massimi livelli. Non pensiamo infatti che ora, dopo il processo Carminius, Carmagnola sia immune da ulteriori infiltrazioni. Anzi. Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia.

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