Giorgia Perrone, la giovane virlese che sogna un futuro nell’Aviazione

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Cosa vuol dire essere da soli a pilotare un aeroplano? Lo racconta Giorgia Perrone, venticinquenne virlese che ha intrapreso gli studi in Aviazione e che da poco ha effettuato il suo primo volo da solista.

Giorgia Perrone
La giovane virlese Giorgia Perrone, che ha da poco realizzato il suo primo volo da solista (foto: Facebook – Giorgia Perrone)

Classe 1996, venticinque anni, dopo il liceo classico frequentato a Carmagnola si è iscritta all’Università di Torino e ha conseguito la laurea in Scienze biologiche: Giorgia Perrone è una giovane di Virle Piemonte che, pochi giorni, fa ha realizzato il suo primo volo da solista, dopo aver scelto di intraprendere la carriera nell’Aviazione.

Com’è nata l’idea di studiare per la carriera nell’ambito dell’Aviazione?
Si tratta di una passione che c’è sempre stata: nessuno della mia famiglia è di questo settore ma io, fin da piccola, raccontavo loro di voler volare. Dopo il liceo, per motivi perlopiù economici, non ho potuto subito affrontare questo percorso e ho deciso invece di frequentare l’Università, così da avere un “piano B”. Poi la pandemia mi ha scosso e ho scelto di affrontare il percorso che avrei sempre voluto portare avanti nella vita. Inoltre, mentre studiavo Biologia, ho lavorato come istruttrice di nuoto, in montagna negli impianti di risalita di Sestriere e ho fatto anche la soccorritrice sulle piste da sci: tante cose che, pian piano, mi hanno permesso di fare ciò che ho iniziato adesso.

Quindi il ripensamento è avvenuto durante la pandemia: che ruolo ha avuto questo periodo?
Sono rimasta a casa e ho avuto tanto tempo per pensare a quello che avrei voluto fare in futuro: ho capito che era il momento per iniziare il percorso che mi aveva sempre affascinato, l’Aviazione. Si è trattato di un vero e proprio investimento: la banca mi ha anticipato una parte dei costi per gli studi, che dovrò restituire una volta che avrò ottenuto un lavoro. Ma dovevo provare, pur rischiando: la pandemia ha tirato fuori i desideri che avevo dentro di me e che non avevano mai avuto compimento. Si è trattato sicuramente di un periodo negativo, che però ha portato a risultati positivi; io ho vissuto da vicino questa emergenza perché sono volontaria nella Croce Verde di Vinovo, con mio papà e mia sorella: durante il lockdown ho fatto i servizi e ho visto da vicino i casi; anche mia mamma è infermiera. È stata una fase particolare e negativa, con la costante paura di portare a casa il virus e attaccarlo a mia nonna che vive con noi; è una situazione che non si pensa mai di dover affrontare nella propria vita.

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Come funziona il mondo dell’Aviazione?
Ho fatto ad aprile i test per una scuola di volo a Bologna, la Professional Aviation, e l’ho scelta in base agli aeroplani, all’addestramento, agli standard qualitativi che propone. Superate le selezioni, dopo poche settimane ho avuto accesso ai corsi: come prima parte si affronta la teoria e, una volta superati i primi esami teorici, si passa alla pratica con una serie di missioni: la prima parte si chiama PPL, licenza di pilota privato, e dopo quindici missioni iniziali si affronta il primo volo da solista. Poi si devono superare diverse altre missioni, tra cui testare la capacità di mantenere l’assetto dell’aeroplano e affrontare manovre inusuali. Dopo aver superato ciò si testa la capacità di navigazione (l’orientamento spaziale, arrivare da un punto all’altro senza ausilio di GPS o radio-navigazione). In seguito ci sarà un esame teorico e uno pratico, che dovrò affrontare in autunno; dopo si passerà alla licenza commerciale, che porta ad avere l’abilitazione finale di pilota commerciale per accedere alle selezioni delle compagnie aeree. Questo è l’iter della carriera nel settore dell’Aviazione; durante il percorso, che dura circa due anni bisogna inoltre prendere molte altre abilitazioni, come volo notturno e volo strumentale, oltre a una parte del corso su un aeroplano acrobatico per assetti inusuali. Si giunge poi alla fine del percorso e se si ha studiato bene (la lingua inglese è una parte essenziale e fondamentale) è possibile accedere alle selezioni delle compagnie aeree.

Come affronta questo percorso che ha intrapreso?
Durante il mio percorso cerco di sfogare l’adrenalina giocando a pallacanestro la sera a Pancalieri. Alcune settimane sono a Bologna, mentre per gli esami teorici studio da casa; alcuni test posso darli a distanza ma altri sono tenuta a esserci in presenza, così come per l’addestramento in volo, che ovviamente è possibile eseguire solo a Bologna. La scuola è come un’Accademia: ci sono i compagni con cui studiare, istruttori con cui confrontarsi; è molto impegnativo e non permette di fare altro. Se non si studia bene, non si può passare al volo, quindi bisogna concentrarsi e fare tutto per ordine: i piloti devono essere rigorosi in questo.  Alcune scuole, se superi un test di ammissione, danno accesso a finanziamenti per il percorso, ed è il mio caso: è una possibilità che permette di affrontare questo percorso, che cinque o sei anni fa per persone come me non era accessibile, motivo per cui avevo anche deciso di iscrivermi all’Università. L’unica alternativa potevano essere l’Accademia militare e l’Aeronautica, ma non tutti sono portati ed è più limitante. 

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Dall’esterno l’impressione è che il suo sia un ambito perlopiù maschile. Qual è l’effettiva presenza femminile?
È ancora un ambito prettamente maschile, ma devo dire che la quota femminile sta aumentando poco per volta: si ha una consapevolezza più ampia della propria libertà e delle proprie capacità. È una crescita che procede molto a rilento: la donna spesso viene spinta, magari anche in modo indiretto, verso un’altra tipologia di lavori: ci vogliono una grande passione e una forte testardaggine per procedere in un ambito simile. Penso che tra dieci anni qualcosa sarà sicuramente cambiato, perché le giovani donne hanno un’idea di indipendenza e di intraprendenza diversa da quella che c’era invece anni fa. È anche vero che se la mia immagine in divisa da pilota fa ancora strano e provoca stupore: vuol dire che effettivamente bisogna ancora farne di strada. Io devo dire che sono stata fortunata di aver avuto due genitori che non hanno mai precluso nulla, né a me che a mia sorella, senza limitazioni. La mia famiglia mi ha dato la possibilità di essere indipendente su molti versanti.

Il suo obiettivo è di fare la pilota nelle compagnie aeree?
Sì, questo sarebbe uno degli obiettivi; oppure a me piacerebbe diventare pilota di Canadair: è necessario affrontare delle selezioni e, se si passano, vi è un periodo in cui bisogna specializzarsi sull’aereo specifico. Poi si viene assegnati a una base e si diventa a tutti gli effetti un pilota operativo. Aspetto però di vedere tra due anni come sarà la situazione, speriamo migliore di adesso; i Canadair necessitano di molte ore di volo di preparazione, quindi solitamente si fanno due anni di carriera nelle compagnie aeree e poi si prova in questo ambito.

E il primo volo da solista di Giorgia Perrone com’è stato?
È stata una sensazione incredibile, finalmente da sola con l’aeroplano: mi sono rilassata ed ero tranquilla. Il volo è andato bene e sono davvero contenta: è solo l’inizio questo di un cammino che -passo dopo passo- diventa una scalata, ma ricca di soddisfazioni anche nell’immediato. In più, fare la scuola di volo ti permette di conoscere persone da diverse parti d’Italia e di uscire dalla mentalità del piccolo paese: è un mondo molto aperto e ricco di diversità. È una bella esperienza ed è da maggio che sto sognando ad occhi aperti: è davvero la mia vita. Sono fortunata perché la mia famiglia mi sostiene, mi aiuta e mi incoraggia e la devo ringraziare, perché mi rende serena nel momento in cui sono in volo. 

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