Inquinamento delle acque, il M5S lancia l’allarme

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«Che cosa abbiamo bevuto e mangiato negli ultimi anni?». Attacco frontale del Movimento 5 Stelle sulla gestione della bonifica del sito inquinato della Bossola, in particolare per quanto riguarda “il ritardo e l’inadeguatezza della comunicazione alla popolazione” rispetto alle misure di tutela da adottare per quanto riguarda il consumo e utilizzo di possibili acque inquinate.

«Sono stati affissi soltanto 60 manifesti negli appositi spazi comunali, peraltro coperti dopo pochi giorni con altre comunicazioni e manifesti pubblicitari», denuncia il capogruppo grillino Sergio Lorenzo Grosso.

Grosso accusa di aver sottovalutato la portata del problema: «Stiamo parlando di inquinamento da tetracloroetilene, sostanza cancerogena appartenente alla categoria dei composti organo alogenati, nelle acque di alcuni pozzi –spiega- Non a caso, in seguito al tavolo tecnico riunitosi a giugno con Arpa Piemonte, ASL TO 5 e Città Metropolitana di Torino, si è deciso di vietare in tutto il territorio di Carmagnola l’uso dei pozzi a fini idropotabili a tutti i cittadini, pur consentendo l’utilizzo per fini irrigui se l’acqua presenta una concentrazione di tetracloroetilene fino a 40 microgrammi/litro, prevedendo accorgimenti particolari per i lavoratori all’interno delle serre».

Anche il dato tecnico previsto dall’ordinanza non convince Grosso, che riporta come in casi analoghi (citando i Comuni di Pomezia, Foligno e Perugia) il divieto sia stato esteso anche alle attività di irrigazione.

«Capisco che si tratterebbe di un provvedimento dalle forti ripercussioni per la nostra agricoltura, ma non dimentichiamo che è in gioco la salute di tutti. A San Fedele di Asti, per una concentrazione di tetracloroetilene nettamente inferiore, il sindaco decise la completa chiusura dei pozzi e dichiarò lo stato di emergenza: questo permise di avere fondi governativi per la costruzione di nuove condotte di acqua potabile non inquinata»

Per il capogruppo M5S, tutta la vicenda, da anni, “sembra essere stata trattata con leggerezza e superficialità”: «Già nel 2006 il terreno inquinato fu inserito nella lista dei siti inquinati della Provincia di Torino –dettaglia il consigliere comunale- Nel 2011, quindi, l’Arpa confermava l’inquinamento, segnalando in un pozzo limitrofo il superamento di 3000 volte della soglia di tetracloroetilene. Però l’avviso alla popolazione è stato dato solo nel 2015. Perché? E perché non sono state più fatte indagini sui pozzi negli ultimi anni? Le ultime risalgono al 2011 e non hanno comunque mai preso in considerazione tutte le altre sostanze originate dalla degradazione del tetracloroetilene, come il cloruro di vinile, che sono ancora più pericolose e cancerogene».

Sulla vicenda ha infine presentato un’interpellanza alla Giunta, discussa in Consiglio comunale a novembre: «L’intervento di bonifica pare essere stato fatto tardivamente rispetto alle comunicazioni ricevute da Arpa Piemonte. Il Comune, inoltre, dovrebbe dichiararsi parte lesa, per tutelare i cittadini contro i possibili danni arrecati alla loro salute e i danni arrecati all’immagine delle colture d’eccellenza esistenti sul territorio».

La risposta sul tema è stata affidata all’assessore Letizia Albini: «Nel settembre 2014 il Comune ha approvato di procedere alla bonifica, chiedendo anche finanziamenti regionali che purtroppo non sono stati concessi per mancanza di risorse. Sono stati anche definiti interventi al di fuori del sito inquinato, con una rete di monitoraggi sulle acque, a tutela della salute pubblica».

Sulle tempistiche, Albini ha sottolineato come «l’intervento del Comune sia stato realizzato in via sostitutiva, dopo che gli Enti superiori avevano sollecitato la bonifica a carico del soggetto inquinatore», mentre sul dichiararsi parte civile «non risulta che siano presenti processi penali, ma l’Amministrazione si inserirà nel lungo contenzioso amministrativo già in essere con l’obiettivo di recuperare i costi della bonifica, che sono elevati e che altrimenti sarebbero a carico di tutti i cittadini». Sulla vicenda sono comunque ancora presenti alcuni ricorsi, in quello che l’assessore ha definito “un quadro legale abbastanza complicato”.

Francesco Rasero