Carmagnola: dopo le polemiche nate in seguito al sit-in organizzato dall’Amministrazione Gaveglio davanti all’area di via Novara nel giugno 2025, arriva ora un comunicato congiunto che definisce chiarito l’equivoco sull’espressione “occupazione abusiva”. Angela Inglese: «Prendiamo atto della rettifica, ma resta aperta una questione di metodo»

Si chiude, almeno sul piano pubblico, la vicenda che nell’ultimo anno aveva contrapposto l’Amministrazione Gaveglio (centrodestra) e la famiglia dell’ex sindaco Angelo Elia (centrosinistra) con la moglie Angela Inglese, dopo il sit-in organizzato nel giugno 2025 davanti all’area comunale tra via Novara e via Avigliana a cui aveva preso parte la sindaca di Carmagnola affiancata da tanti assessori e consiglieri di Maggioranza.
Nelle scorse ore, infatti, è stato diffuso un comunicato congiunto, concordato tra Gaveglio, il presidente del Consiglio comunale Alberto Filiberto, il consigliere Lorenzo Stella e la stessa famiglia Elia-Inglese, con l’obiettivo di chiarire definitivamente il significato di alcune espressioni utilizzate durante la vicenda.
Il documento fa riferimento al post pubblicato dagli esponenti di maggioranza subito dopo il sit-in e alle dichiarazioni successivamente riprese anche da Il Carmagnolese, nelle quali si parlava di un’«occupazione abusiva» dell’area da parte dei «familiari dell’ex sindaco e della moglie Angela Inglese».
La precisazione contenuta nel comunicato chiarisce che quella definizione «non deve intendersi e non ha rilevanza agli effetti penali», ma era stata utilizzata «in senso tecnico-amministrativo come assenza di titolo di proprietà», sulla base degli atti comunali e dell’ordinanza n. 84 del 2002, oltre che dei successivi verbali della Polizia municipale.
Il testo aggiunge inoltre che, poiché l’espressione è stata fraintesa come riferita a una responsabilità di natura penale, «alla quale tuttavia i sottoscritti non hanno mai inteso fare riferimento», i firmatari confidano che «alla luce di queste precisazioni il prof. Angelo Elia, la signora Angela Inglese, nonché i familiari di quest’ultima considerino chiarito l’equivoco e definita la controversia in atto».
A corredo del comunicato, Angela Inglese e Angelo Elia hanno voluto rivolgere «un ringraziamento particolare agli amici, alle amiche e a chi ci è stato vicino in questi mesi, trasversale a tutte le posizioni politiche».
Angela Inglese: «resta aperta una questione fondamentale»
Pur prendendo atto della rettifica da parte della sindaca e di esponenti della sua Amministrazione, Angela Inglese sottolinea che, a suo giudizio, la vicenda non può considerarsi completamente archiviata. «Prendiamo atto del comunicato con cui il Comune ha rettificato il contenuto delle precedenti dichiarazioni riguardanti la nostra famiglia», dichiara a “Il Carmagnolese“.
«Resta infatti senza risposta una questione fondamentale: il modo in cui un’amministrazione pubblica ha scelto di agire nei confronti di cittadini privati. Anche nell’ipotesi di un presunto abuso edilizio –che nel nostro caso si è rivelato inesistente e per il quale siamo stati assolti con formula piena con la sentenza del 2002 del Tribunale di Bra– nulla può giustificare iniziative che hanno esposto pubblicamente la nostra famiglia, come l’organizzazione di un sit-in davanti al terreno in questione e l’utilizzo di espressioni che hanno compromesso la nostra reputazione».
Prosegue quindi: «Da un’Amministrazione ci si aspetta il rispetto della legge, della presunzione di innocenza, della dignità delle persone e un linguaggio improntato a equilibrio e responsabilità. Il “potere pubblico” deve servire la Comunità, non trasformarsi in uno strumento di delegittimazione di singoli cittadini. Per questo riteniamo che, oltre alla rettifica dei fatti, sarebbe doveroso un chiarimento sul metodo adottato e un’assunzione di responsabilità per il danno umano e morale arrecato alla nostra famiglia».
In conclusione, Angela Inglese formula l’auspicio che «vicende come questa non si ripetano mai più e che il rapporto tra istituzioni e cittadini sia sempre fondato sul rispetto reciproco, sulla correttezza e sulla tutela dei diritti di tutti e tutte».














































