“Dna dei cani, un’idea interessante e valida scientificamente”

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Intervista de “Il Carmagnolese” a Pier Luigi Acutis, responsabile del laboratorio di genetica dell’Istituto zooprofilattico: “Il progetto di mappatura del Dna dei cani ha grandi potenzialità, non solo per il contrasto delle deiezioni”.

dna canino
Pier Luigi Acutis, responsabile del laboratorio di genetica dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte ed esperto di Dna dei cani

Il tema della mappatura del Dna dei cani è, ormai da anni, diventato d’attualità a Carmagnola, dopo l’iniziativa lanciata dall’assessore all’igiene urbana Massimiliano Pampaloni per contrastare il fenomeno delle deiezioni canine, poi bloccata dalla pandemia e finita più volte nel mirino delle Opposizioni.

“Il Carmagnolese” ha voluto intervistare, in merito, il responsabile del laboratorio di genetica dell’Istituto Zooprofilattico di Torino, Pier Luigi Acutis.

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Il metodo del Dna per i cani è affidabile al pari di quello per gli umani?
Dal punto di vista scientifico si tratta di una metodologia assolutamente valida e utilizzata in tutto il mondo. Permette di identificare univocamente l’animale ed è quindi utile in molti settori, come il contrasto al traffico illecito di cuccioli.

Ritiene che questo sistema sia valido nella lotta alla fecalizzazione delle città?
Per quanto l’approccio possa apparire costoso e macchinoso, non vedo altri strumenti altrettanto validi per contrastare efficacemente il problema delle deiezioni. Che, tra l’altro, è molto più sentito di quanto si possa immaginare: lo dimostrano le tantissime chiamate che abbiamo ricevuto da Comuni di tutta Italia per avere informazioni.

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In questo senso, quindi, Carmagnola ha davvero fatto da apripista?
A livello nazionale sì, insieme a un Comune in Lombardia, mentre nel mondo c’erano già state alcune esperienze in Spagna. Iniziative analoghe, dopo l’esempio carmagnolese, sono state avviate in varie realtà. Poi, purtroppo, il Covid ha bloccato tutto. Ma alcuni Enti, come la Provincia autonoma di Bolzano, hanno nel frattempo già introdotto per legge l’obbligo di identificazione genetica del cane, a fianco del microchip, anche in un’ottica di lotta al randagismo e di benessere animale. Anche perché il chip si può togliere, il Dna no.

Si augura che anche la Regione Piemonte possa andare in questa direzione?
Sarebbe sicuramente un bene, anche se capisco che non sia semplice mettere in piedi simili procedure quando si hanno numeri elevati di animali da mappare (il rapporto medio è di un cane ogni sei umani, ndr). Ovviamente più tale pratica innovativa diventa estesa, più i dati diventano utilizzabili ovunque, mettendo le banche date in comune, come avviene oggi per il microchip. Occorre ragionare nell’ottica che i soldi spesi per il Dna dei cani non servono solo a contrastare le “cacche” ma hanno ricadute assai più ampie: dare agli animali una doppia “carta di identità” può essere anche un beneficio per i proprietari, ad esempio in caso di furto, investimento o aggressioni.

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