La lettera dell’arcivescovo Nosiglia ai fedeli di Casanova sul deposito nucleare

1990

L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha scritto una lettera alle Comunità di fedeli che vivono nelle aree di Carmagnola in cui potrebbe sorgere il futuro deposito nucleare nazionale, a partire da Casanova.

Nosiglia deposito nucleare Casanova Carmagnola
L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha inviato una lettera ai fedeli di Casanova di Carmagnola in merito alla questione del deposito nucleare nazionale (foto: sindone.org)

“Il Carmagnolese” riporta integralmente il testo della lettera inviata dall’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ai fedeli di Casanova e delle parrocchie di Salsasio e Vallongo, in merito all’ipotesi di creare a Carmagnola il futuro deposito nucleare nazionale per lo stoccaggio delle scorie radioattive.

Caro don Iosif e cari fedeli delle parrocchie di Santa Maria di Salsasio, Casanova e Vallongo in Carmagnola,
desidero esprimervi la mia vicinanza e solidarietà circa il problema dell’eventuale dislocazione del deposito di scorie nucleari che vi sta giustamente preoccupando.

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L’invito che tu caro don Iosif hai rivolto alla tua Comunità di pregare e di farlo anche nella festa tradizionale di Sant’Antonio Abate mi pare molto opportuno e rappresenta un segno importante che come Chiesa vogliamo richiamare.

Noi crediamo fermamente che l’aiuto del Signore e l’intercessione di Sant’Antonio Abate, patrono della campagna, degli animali delle vostre stalle e dei vostri strumenti di lavoro, è un richiamo forte a salvaguardare il vostro territorio, ferito e ricco di prospettive positive sul piano dell’agricoltura e dei suoi prodotti.

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La tradizione che vi fa ritrovare, con i vostri animali e con gli strumenti del vostro lavoro, intorno alla figura di Sant’Antonio Abate è un segno importante. Ci dice la continuità della vita, della cultura, della fede delle nostre Comunità cristiane lungo i secoli.

Ed è sulla vostra terra che vi incontrate: una terra che è per voi ragione di lavoro e di sopravvivenza ma che è anche un bene, un patrimonio che siete chiamati a tutelare.

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Papa Francesco, in più occasioni del suo magistero, ha voluto ricordare che salvaguardare il Creato, custodire i beni che ci sono stati donati e che facciamo nostri con il lavoro è un modo per continuare la creazione, cioè per inserirsi nel grande progetto di Dio.

Anche per questo, e tanto più sulla terra, siamo chiamati a riconoscerci “fratelli tutti”, come dice il Papa. Fratelli e solidali, in una tutela del territorio che non significa soltanto dire dei “No” ma, piuttosto e prima, dei “sì” a uno sviluppo sostenibile, solidale e pulito.

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E rispettoso di quel lavoro che, secondo la tradizione, ha sempre caratterizzato il nostro mondo agricolo.

Vi benedico dunque di cuore.

Cesare
Vescovo, padre e amico