Legambiente Carmagnola critica i lavori sul Po al Gerbasso: “una devastazione”

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Dura critica dell’Associazione ambientalista Legambiente nei confronti dei lavori in corso sul greto del fiume Po nei pressi del Bosco del Gerbasso di Carmagnola: “si devastano fondali, ecosistemi, fauna e vegetazione acquatica, ignorando le norme di tutela”. Nel mirino il Comune e l’Ente Parco.

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Ruspe in azione sul fiume Po nei pressi del Bosco del Gerbasso (foto: Legambiente Il Platano)

Con un durissimo comunicato stampa a firma della presidente Valentina Chiabrando, il Circolo “Il Platano” di Carmagnola dell’Associazione ambientalista Legambiente attacca frontalmente i lavori -ripresi da appena qualche giorno, dopo uno stop burocratico- che stanno interessando il greto del fiume Po all’altezza del Bosco del Gerbasso.

«Siamo ben consci che il Po non possa tornare a essere un fiume indomito in una pianura lussureggiante ma, con l’istituzione del Parco del Po nel 1990, ci siamo illusi che la concezione ecologica fosse ormai radicata in molti e in particolare in chi il fiume deve tutelarlo, come appunto il Parco del Po o il Museo di Storia Naturale di Carmagnola -scrivono gli ecologisti- Invece vediamo in questi giorni le ruspe disalveare il fiume al Gerbasso per un fantomatico progetto di tutela del bosco con l’appoggio proprio di questi Enti».

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Legambiente “Il Platano” sottolinea che, da oltre un anno, ha richiesto documentazione sul progetto e informazioni ai vari organi preposti, senza mai ricevere risposta né dall’Ente Parco né dal Comune.

«Siamo venuti a sapere di questo scempio solo da articoli di giornale in cui il sindaco di Carmagnola benediceva i lavori indispensabili per la salvaguardia del bosco –dichiara Chiabrando- D’altro canto anche l’Ente Parco ha avallato i lavori indicando esclusivamente un periodo di intervento come prescrizione ma ignorando completamente le norme che vietano la rettificazione degli alvei nelle Zone Speciali di Conservazione: ci chiediamo come questo sia possibile».

Solo l’assessore regionale all’ambiente, Marco Gabusi, ha dialogato con Legambiente: «Ci ha detto che lo stesso Ente Parco pare aver esplicitamente richiesto l’intervento sia al Gerbasso che alla confluenza del Meletta: anche in questo caso si interverrà, sembra, devastando fondali, ecosistemi acquatici, ittiofauna e vegetazione acquatica».

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Gli ambientalisti inviano le foto dei lavori sul fiume Po a Carmagnola e parlano di “devastazione in atto” (foto: Legambiente Il Platano)

Secondo Legambiente, «il bosco del Gerbasso è certamente da tutelare ma va inserito in un contesto naturale dove la dinamica fluviale può erodere terreno da una parte creando un nuovo habitat a saliceto ripariale sulla sponda opposta».

Una situazione diversa da quella in atto, come mette in evidenza Chiabrando: «Passa invece ancora la concezione personalistica della natura: il bosco è di Carmagnola, l’ho piantato io e devo difenderlo ad ogni costo, anche devastando tutto il resto -affonda- Questa concezione è la stessa dell’agricoltore che vorrebbe cementificare le sponde per non vedere eroso il proprio campo, del cavatore che estrae milioni metri cubi di sabbia donata dal fiume ma lo argina per non farlo muovere dal suo letto, del cittadino preoccupato che teme più di ogni altra cosa di essere privato del proprio spazio naturale».

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La presidente de “Il Platano” si dice quindi consapevole di esprimere un’opinione forse impopolare: «Chi è appassionato di ambiente, di natura e di fiumi è cresciuto in questi anni con la convinzione ecologica che i fiumi sono entità viventi, dinamiche e in perenne movimento e che in un ambiente naturale ed incontaminato l’evoluzione dei fiumi crea meandri, lanche, nuovi ambienti forestali, stagni per anfibi, saliceti ripari e greti fluviali -conclude- Chi ha una visione ecologica dei fiumi vorrebbe vederli tornare proprio a questa dinamicità come forza motrice della biodiversità che negli anni in pianura padana è stata martoriata e ridotta al lumicino dall’agricoltura, dalle infrastrutture e dalle molte attività che sui fiumi nascono perché proprio i fiumi possono essere catalizzatori di molteplici ricchezze».

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