Prino (Legambiente): “no al secondo inceneritore in Piemonte”

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Il carmagnolese Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta, boccia il progetto della Regione di realizzare un secondo inceneritore: “servono impianti per il recupero di materia”.

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Il carmagnolese Giorgio Prino -presidente di Legambiente Piemonte- boccia l’ipotesi di un secondo inceneritore in Piemonte oltre a quello del Gerbido (foto @ carp-ambiente-rifiuti.org)

Secco “no” da parte del carmagnolese Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta, nei confronti del progetto che prevede la realizzazione di un secondo inceneritore regionale.

Costruire impianti di incenerimento laddove non si raggiungono nemmeno i modesti obiettivi (di raccolta differenziata e riduzione alla fonte, ndr) previsti dal Piano regionale è una scelta miope che allontana dall’obiettivo di una gestione virtuosa dei rifiuti -dichiara l’Associazione ambientalista- Si investa invece, da subito, su impianti di recupero materia“.

Legambiente denuncia che -secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati a fine 2021- il Piemonte ancora non raggiunge gli obiettivi di raccolta differenziata (65%) fissati per il 2012 ed è decisamente lontana dagli obiettivi di produzione (455 kg di rifiuti/anno pro capite, 159 kg/anno di rifiuto indifferenziato) che essa stessa si era prefissata per il 2020 con il Piano regionale di gestione dei Rifiuti risalente al 2016.

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Se il Piemonte raggiungesse quanto previsto dal suo stesso Piano regionale, al 2025 ci troveremmo a gestire 520.000 tonnellate/anno di indifferenziato, per le quali sarebbe ampiamente sufficiente l’impianto già esistente al Gerbido“.

Aggiunge Prino: “Nella situazione in cui ci troviamo sembra francamente poco previdente pensare a un nuovo inceneritore: sarebbe il secondo totem all’inefficienza di un sistema di gestione e andrebbe a gravare per decenni sull’ambiente e sulla salute dei piemontesi, zavorrando lo sviluppo di una gestione sostenibile dei rifiuti, proprio là dove ci sarebbe bisogno di un’ulteriore spinta verso l’implementazione di sistemi di raccolta differenziata efficienti ed efficaci“.

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Il presidente di Legambiente Piemonte aggiunge inoltre che -in epoca di lotta ai cambiamenti climatici– la costruzione dell’impianto prima e il funzionamento dello stesso in un secondo tempo, rappresenterebbero una fonte di CO2 aggiuntiva, con un impatto estremamente significativo sul bilancio delle emissioni, contrariamente a quanto richiesto dalle norme europee e nazionali che puntano a una rapida decarbonizzazione.

I tre anni che ci separano dalla presunta emergenza vengano utilizzati per lavorare, in accordo con la normativa europea, su riduzione, riuso e raccolta differenziata -conclude Prino- In quattro anni, volendolo fare, si può andare ben oltre: lo stesso Piano regionale indica chiaramente la strada per perseguire risultati di eccellenza: raccolta porta a porta e tariffazione puntuale. La metodologia che garantisce risultati di eccellenza in termini di performances ambientali, economiche e occupazionali”.

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