Falda ancora inquinata, prolungato il divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi nell’area ovest di Carmagnola

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Il Comune di Carmagnola, dopo le ultime analisi, ha ancora registrato inquinamento nella falda dell’acqua per via dell’ex Italdry: il divieto di utilizzo dei pozzi è stato prorogato di 12 mesi in tutta l’area ovest della città. Nessun rischio per l’acqua potabile.

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Prorogato a marzo 2023 il divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi in tutta l’area ovest di Carmagnola, vista la presenza di tetracloroetilene nella falda

Altri 12 mesi di divieto di utilizzo dell’acqua del pozzi in tutta l’area ovest di Carmagnola: lo ha stabilito il sindaco, Ivana Gaveglio, dopo che il Comune ha rilevato ancora la presenza di inquinanti nella falda sotterranea.

L’inquinamento non riguarda l’approvvigionamento di acqua potabile, sottoposti ai controlli periodici sulla rete di distribuzione a cura dell’Asl TO5 e della SMAT“, specificano dall’Amministrazione.

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Il divieto relativo all’uso dell’acqua dei pozzi riguarda l’area ovest di Carmagnola, a partire dalla Bossola fino a San Michele, interessando anche San Bernardo e parte dei Cappuccini

Gli esiti dei prelievi eseguiti dal Comune nel mese di febbraio 2022 hanno rilevato la permanenza -sebbene con una distribuzione non uniforme- di tetracloroetilene, un solvente clorurato che veniva utilizzato nell’ex lavanderia industriale Italdry, in via Caramagna 6/8, oggi in fase di bonifica.

Interessate dal provvedimento, in particolare, sono le aree di frazione Bossola, San Bernardo e in parte delle borgate di San Michele e dei Cappuccini. Qui la cartografia dettagliata.

Le misure cautelative sono state confermate in attesa di ulteriori verifiche dell’andamento del fenomeno e di delimitare con maggiore cognizione l’area interessata.

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Ai cittadini che vivono nelle zone interessate dall’ordinanza è quindi fatto divieto -fino al prossimo marzo 2023- di usare l’acqua dei pozzi per bere, preparare bevande o per la cura del corpo, nonché per la preparazione o cottura di alimentia meno che il proprietario o l’utilizzatore del pozzo non provveda ad effettuare, a propria cura e spese, analisi idonee a verificare la potabilità dell’acqua“.

Qualora si voglia usare l’acqua dei pozzi per irrigare orti privati domestici, occorre far verificare la concentrazione di tetracloroetilene nelle acque sotterranee, che deve essere inferiore a 40 microgrammi/litro.

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Le aziende orticole e zootecniche, sulla base di quanto indicato dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria, possono utilizzare l’acqua dei pozzi per irrigazione o per abbeverare gli animali sempre qualora la presenza dell’inquinante sia al di sotto dei limiti indicati.

E’ responsabilità dell’operatore del settore alimentare delle aziende di produzione ortaggi e zootecniche il controllo dei rischi legati alla produzione primaria e di tutte le operazioni associate, comprese le misure di controllo della contaminazione derivante dall’utilizzo dell’acqua -specifica l’ordinanza comunale- Rimane a cura e spese del titolare o dell’utilizzatore del pozzo la verifica circa la presenza e la concentrazione di tetracloroetilene nelle acque dei pozzi di attingimento, ai fini dell’impiego dell’acqua“.

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Qualora vengano accertati valori oltre soglia, l’azienda dovrà sospendere l’utilizzo delle acque di pozzo, fino a ulteriore verifica da parte dell’Asl. Le violazioni saranno perseguite ai sensi del Codice Penale.

L’Ufficio Ambiente rimane a disposizione per fornire eventuali ulteriori chiarimenti ai numeri 011-9724258 o 384.

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