Coronavirus, Conte: negozi e bar chiusi per fermare la pandemia

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Annunciate dal presidente Conte due settimane di stop alle attività commerciali (salvo quelle di prima necessità), per fermare la pandemia di Coronavirus Covid-19. Ecco cosa prevedono le nuove norme.

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Due settimane di stop per tutte le attività in tutta Italia (tranne i servizi essenziali e la vendita di alimenti e farmaci) come ulteriore misura del Governo Conte di contrasto della pandemia di Coronavirus Covid-19.

Queste le nuove misure annunciate in diretta Facebook dal presidente del Consiglio, che nella notte ha firmato il nuovo decreto:

  • chiusura totale dei negozi (ad esclusione di alimentari, farmacie e parafarmacie, edicole e tabaccai);
  • chiusura totale per bar e ristoranti (incluse pasticcerie e gelaterie); consentita la sola consegna a domicilio e l’apertura delle strutture situate presso aree di rifornimento e servizio, stazioni e aeroporti;
  • chiusura dei mercati, tranne che per le attività di vendita di generi alimentari;
  • le industrie restano aperte, ma con misure di sicurezza rinforzate e limitando l’accesso alle aree comuni; si invita a tenere aperti solo i reparti essenziali, favorendo sempre il telelavoro;
  • gli uffici pubblici restano in funzione, seppure con limitazioni.

Restano ovviamente attivi e garantiti i servizi essenziali per continuare la vita ordinaria: dalla catena alimentare (incluse agricoltura e zootecnia) all’energia, dalle acque ai rifiuti, oltre a trasporti pubblici (con possibile riduzione del servizio), banche e servizi postali.

In tutti i casi deve essere garantito il rispetto della distanza di sicurezza minima personale di un metro.

Conte ha quindi ringraziato il personale degli ospedali e tutti gli italiani per i sacrifici già affrontati, e che affronteranno, al fine di contrastare la pandemia del Coronavirus, concludendo che “occorre restare distanti ora per riabbracciarci domani“.

Le disposizioni di cui sopra, salvo ulteriori comunicazioni, restano in vigore fino al 25 marzo.
Per tutto quanto non esplicitamente citato (ad esempio scuole e università) vale invece quanto stabilito nei giorni precedenti e fino al 3 aprile.

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Il provvedimento è stato deciso il Governo, su pressione delle Regioni, con il Piemonte che -per bocca del suo presidente Alberto Cirio- aveva fin da subito sposato la linea dura invocata dalla Lombardia.

Se il presidente della Lombardia, che per prima ha affrontato questa emergenza sanitaria, chiede misure ancora più restrittive e propone di chiudere tutto, io credo che la sua voce vada ascoltata e valutata con grandissima attenzione, perché la Lombardia sta vivendo con un anticipo di una settimana l’evoluzione del contagio -ha affermato Cirio- Siamo consapevoli che una misura di questo livello rappresenta un sacrificio enorme, ma anche convinti che la vita di ogni persona viene prima di tutto.

Nelle ore precedenti il discorso di Conte, Cirio aveva anche trasmesso al Governo un Patto per il Piemonte, proposta condivisa durante gli incontri avuti in videoconferenza con l’intero mondo produttivo e delle Istituzioni (rappresentanti delle categorie economiche e dei lavoratori, sindaci dei Comuni capoluogo, presidenti delle Province e Anci) e con un solo obiettivo comune: superare l’emergenza e far riparte al più presto il Piemonte.