Piemonte: stato di emergenza dopo le alluvioni

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La Regione Piemonte ha chiesto al Governo lo “stato di emergenza”, insieme a un Piano straordinario sul dissesto idrogeologico.

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La Regione Piemonte ha chiesto al Governo lo “stato di emergenza“, insieme a un Piano straordinario sul dissesto idrogeologico e lo scudo penale per i sindaci affinché possano agire senza rischiare una denuncia.

E’ in corso la conta dei danni fatti dal maltempo dello scorso weekend in tutto il Piemonte, con centinaia di persone evacuate o rimaste isolate, tantissime frane, danni a ponti, strade e infrastrutture.

Il post alluvione fa emergere una situazione difficile in gran parte del Piemonte, con i danni più consistenti nel Basso Piemonte –sottolinea l’assessore alla Protezione civile, Infrastrutture e Trasporti della Regione Piemonte, Marco GabusiPer questo è stata firmata la richiesta di stato di emergenza, con una prima stima dei danni per ottenere i fondi per i lavori di somma urgenza“.

La richiesta di stato di emergenza -indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al Capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli- fa riferimento all’alluvione che ha interessato il territorio delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Città Metropolitana di Torino e Vercelli tra il 21 e il 25 novembre. In particolare, riguarda i danni agli edifici e alle infrastrutture e permette di sbloccare i fondi necessari per i lavori di somma urgenza.

Oltre alle reti stradali, i corsi d’acqua oltre il livello di pericolo e le numerose frane hanno anche fortemente compromesso le linee telefoniche ed elettriche, oltre a acquedotti, fognature e impianti di depurazione.
Si stimano parecchi danni ai privati, alle attività produttive e al settore agricolo.

Il presidente regionale, Alberto Cirio, ha quindi dichiarato che occorre agire sulla prevenzione. “Non possiamo andare avanti di stato di emergenza in stato di emergenza. Chiederemo pertanto al Governo un Piano straordinario sul dissesto idrogeologico. Non si possono tenere le risorse bloccate al Ministero dell’Ambiente senza far partire le opere, per poi spendere i soldi dopo rincorrendo l’emergenza come si sta facendo oggi. Insieme a questo serve una profonda semplificazione normativa. Si parla tanto di scudo penale, diamolo ai sindaci per consentirgli di mettere in sicurezza il loro territorio senza rischiare una denuncia“.