Il futuro museo che il CAI di Carmagnola sta realizzando in via Bobba potrebbe raccontare la stagione pionieristica dell’Alpinismo Operaio nel Dopoguerra, a partire dalla figura e dai cimeli di Agostino “Gustin” Gazzera.

Prosegue a Carmagnola il progetto per realizzare un museo dedicato alla cultura alpina, che sorgerà nei locali comunali di via Bobba affacciati su piazza Mazzini: nelle ultime settimane il percorso ha iniziato ad assumere anche un’identità sempre più precisa, ovvero quella di un possibile focus dedicato all’Alpinismo Operaio.
La struttura, realizzata dal CAI di Carmagnola, potrebbe infatti essere dedicata a una stagione particolare della montagna italiana del Dopoguerra e a uno dei suoi protagonisti più simbolici: il carmagnolese Agostino “Gustin” Gazzera, del quale nel 2027 cadrà il centenario della nascita.
A dare nuovo impulso all’idea è stata anche la consulenza di Roberto Mantovani, giornalista ed esperto, già collaboratore dell’allestimento dedicato a Walter Bonatti al Museo nazionale della Montagna di Torino, che sarà inoltre ospite a Carmagnola nel mese di novembre per un incontro pubblico.
L’idea emersa durante un confronto con il CAI cittadino è quella di incentrare il museo proprio sull’epoca del cosiddetto “Alpinismo Operaio”, quel fenomeno sviluppatosi tra il secondo Dopoguerra e gli anni Settanta-Ottanta, quando tanti lavoratori e operai iniziarono a frequentare e esplorare le Alpi con mezzi minimi ma con enorme spirito d’avventura.
«È molto stimolante l’idea di incentrare il museo su un periodo storico particolare dell’alpinismo italiano, di cui il “nostro” Gustin è stato uno dei principali esponenti e su cui abbiamo molto materiale», conferma Claudio Pilone, presidente della sezione di Club Alpino Italiano di Carmagnola.
Il futuro museo potrebbe quindi raccontare non solo le imprese di Gazzera, ma anche una vera stagione sociale e culturale: quella degli operai che uscivano dalla fabbrica e partivano verso le montagne con biciclette, corde di canapa, attrezzature recuperate ai mercatini e chiodi spesso costruiti artigianalmente.
Proprio come fece “Gustin” Gazzera, nato a Bra nel 1927 ma carmagnolese d’adozione, scomparso nel 2019, dopo aver vinto anche il Delfino d’Oro: soprannominato “Il Vichingo delle Alpi”, aveva compiuto ascese leggendarie al Monviso, al Cervino e sul Monte Bianco, diventando negli anni una figura molto conosciuta nell’ambiente alpinistico piemontese e nazionale.
Emblematico il racconto della sua prima salita solitaria al Cervino negli anni Cinquanta: una lunga pedalata da Torino, una cartolina sbiadita come unica indicazione della via e il ritorno in tempo per il turno in fabbrica alla Fiat. Una storia diventata simbolo perfetto di quell’Alpinismo Operaio che il museo potrebbe oggi valorizzare.
Il patrimonio raccolto dal CAI Carmagnola è già molto ampio: libri, documenti, fotografie storiche, attrezzature originali, riviste, manoscritti e materiali appartenuti a Gazzera, oltre ai fondi donati negli anni da altri appassionati e benefattori.
L’allestimento dovrà però rispettare i vincoli della Soprintendenza, dal momento che l’edificio non consente interventi strutturali invasivi: per questo si sta lavorando a una soluzione basata soprattutto su teche espositive, griglie e supporti mobili. Potrebbe inoltre essere utilizzata anche una parte della tettoia del cortile interno, dalla quale dovrebbe essere ricavato anche l’accesso per persone con disabilità.
Parallelamente al progetto museale, il CAI sta lavorando anche a un libro dedicato ai primi cinquant’anni della sezione carmagnolese: una pubblicazione collettiva fatta di racconti, testimonianze, fotografie e documenti storici, pensata per ricostruire la lunga relazione tra la città e la montagna.














































