La carmagnolese Marzia Tachis si è laureata in Storia delle Religioni con una tesi sul manto dell’Immacolata di Carmagnola, una ricerca tra fede, tradizioni e identità.

C’è un oggetto, a Carmagnola, che «pur non essendo riconosciuto dalla tradizione liturgica come oggetto sacro in senso stretto, viene percepito e vissuto come tale dalla Comunità dei fedeli»: è il manto della Madonna Immacolata, al centro della tesi di laurea in Storia delle religioni di Marzia Tachis, discussa nell’ambito del corso di Laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna.
Nel suo lavoro, intitolato “Il manto della Madonna Immacolata: culti, volti e preghiere in terra Carmagnolese”, la giovane neo-laureata ha analizzato il significato culturale, devozionale e simbolico di questo manufatto, definito «un riferimento, una presenza familiare, qualcosa a cui rivolgersi» per molti fedeli.

Attraverso un’indagine che unisce fonti d’archivio, documentazione iconografica e testimonianze orali, la ricerca mette in luce il ruolo del manto nella vita rituale cittadina, soprattutto nei momenti di maggiore partecipazione collettiva come la festa dell’8 dicembre.
Uno degli interrogativi centrali è capire «come e perché un semplice manufatto tessile assuma un alone così rilevante e mistico». La risposta, secondo l’elaborato, sta nella relazione tra Comunità e oggetto: «la percezione della sacralità non costituisce una qualità intrinseca e immutabile, bensì un processo relazionale», costruito nel tempo attraverso pratiche condivise e narrazioni.
La tesi di laurea di Tachis si sviluppa lungo tre direttrici principali, che accompagnano il lettore dalla dimensione storica a quella più strettamente antropologica e contemporanea.
Nel primo capitolo viene delineato il contesto di Carmagnola e della devozione all’Immacolata, con un approfondimento sui voti cittadini -l’ultimo dei quali, nel 2020, in piena pandemia Covid– e sul loro significato.
Il secondo entra nel cuore dell’oggetto di studio, ricostruendo la storia dei manti -uno del Settecento e uno del 1846. Il terzo, infine, dà spazio al racconto del manto attraverso vicende concrete: il ritrovamento, il restauro ad opera delle monache dell’abbazia “Mater Ecclesiae” e la restituzione alla Città.
A completare il lavoro, le note sugli sviluppi attuali del culto e un’ampia appendice con interviste (anche a Michele Becchio e all’ex sindaco Gian Luigi Surra), materiali tecnici, immagini e una preghiera dedicata, che restituiscono in modo diretto la “voce” della Comunità.

Fondamentale, per lo sviluppo della ricerca, è stato anche il contributo dell’archivio de “Il Carmagnolese”, gentilmente messo a disposizione dal fondatore Piergiorgio Sola, che ha permesso di approfondire alcune tappe della storia recente del culto grazie ad alcuni articoli scritti dall’attuale direttore Francesco Rasero, all’epoca redattore del giornale.
Nelle sue note conclusive, Tachis evidenzia come il manto rappresenti «un nodo simbolico capace di attivare dinamiche di appartenenza, memoria e riconoscimento reciproco», ma anche «un punto di riferimento tangibile attorno a cui riconoscersi».
Non un semplice oggetto, dunque, ma un elemento vivo, capace ancora oggi di «produrre senso e solidarietà» tra i fedeli carmagnolesi, da sempre devoti all’Immacolata Concezione.















































