Durante la parata per dell’ottantesimo anniversario della Festa della Repubblica, il pancalierese caporale Burzio Domenico del Corpo Militare Volontario CRI ha sfilato a Roma.

Anche quest’anno il caporale Burzio Domenico del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa, residente a Pancalieri e volontario a Racconigi, ha sfilato alla parata del 2 giugno per la Festa della Repubblica. Il Carmagnolese lo ha raggiunto telefonicamente per commentare questa esperienza.
Il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa è composto di 45 elementi più maestro e mazziere. “I comitati a ridosso delle montagne sono stati i primi a nascere proprio per le esigenze di soccorrere le truppe sui campi di battaglia. Di conseguenza si sviluppa tutta la Croce Rossa, ma il corpo militare e le infermiere volontarie, ovvero le crocerossine, sono stati proprio i primi due corpi di Croce Rossa che nascono per il soccorso“, spiega Domenico Burzio.
Quanto è stato complesso l’addestramento e la preparazione per la sfilata?
Noi siamo qui da circa 10 giorni, abbiamo dormito nell’accampamento che abbiamo ad Avezzano, nel polo logistico della Croce Rossa, proprio per avere lo spazio per fare addestramento formale e per le prove musicali. Essendo volontari non tutti possono fermarsi lo stesso numero di giorni, perché non sempre è possibile prendere ferie: diventa un sacrificio, ma anche un grande piacere.
Quale sensazione si prova nel marciare di fronte al Quirinale e alle più alte cariche dello Stato?
Ciò che ho provato a sfilare davanti alle più alte cariche dello Stato è stata sicuramente soddisfazione: chi fa il militare, anche della Croce Rossa, è perché ha un legame profondo con la propria patria, ci tiene alla bandiera, crede in quello che fa. In quel momento sei lì per dire io sono orgoglioso di portare questa bandiera, sono orgoglioso di quello che sto facendo.
Qual è stato il momento di maggiore tensione o orgoglio durante tutto il tragitto?
Il momento di maggiore tensione per me è stata la sveglia, il giorno della parata, alle 2.45, perché da Avezzano siamo partiti alle 3:30 per raggiungere Roma. La parte più entusiasmante è iniziata quando abbiamo preso il via dalle Terme di Caracalla per sfilare fino al Circo Massimo, attraversando alcuni dei luoghi più simbolici della città, come l’Arco di Augusto e il Colosseo. Uno dei momenti che mi ha colpito maggiormente è stato il passaggio sotto l’enorme bandiera italiana issata dai Vigili del Fuoco: in televisione se ne percepiscono le dimensioni, ma trovarsi lì sotto è qualcosa di davvero spettacolare.
Successivamente è arrivato il momento del saluto al Presidente della Repubblica, che viene eseguito secondo un protocollo molto particolare: la prima fila rimane immobile, mentre tutte le altre voltano la testa verso il palco d’onore. Nel mio caso, il saluto consisteva nell’eseguire un movimento con la mazza e portarla nella posizione prevista dal cerimoniale. È stato senza dubbio il momento più emozionante dell’intera giornata, sia per l’importanza delle autorità presenti davanti a noi sia per la tensione di dover eseguire tutto alla perfezione, senza commettere errori.
Rispetto all’anno scorso come ha affrontato questa esperienza?
La prima esperienza, quella di due anni fa, è stata la più emozionante, perché ero con una banda praticamente tutta di Bari e Palermo. L’anno scorso invece abbiamo patito molto il caldo. Quest’anno ho vissuto l’esperienza con un po’ più di scioltezza, perché oramai sono conosciuto da tutti. Inoltre non ricopro un ruolo qualunque: sono il mazziere della banda e quello è come avere qualche grado in più. L’emozione più grande è proprio quella di svolgere questo ruolo. Mi creda, è qualcosa di davvero speciale. Quando arrivi e vieni riconosciuto come il mazziere è una grande soddisfazione.















































