Covid-19 e terapia intensiva: il racconto della comandante Creuso

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La comandante dei vigili urbani di Carmagnola, Donatella Creuso, è stata in terapia intensiva per diverse settimane a causa del Covid-19: la sua esperienza della scorsa primavera è diventata un racconto per un e-book solidale.

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La copertina dell’e-book “I giorni del coraggio e dell’orgoglio”, dedicato alla prima ondata Covid-19 della scorsa primavera, in cui è presente anche il racconto della comandante dei vigili urbani di Carmagnola, Donatella Creuso, per circa un mese ricoverata in terapia intensiva.

“E io che avevo sognato il mio funerale…”: si intitola così il racconto dei giorni trascorsi in terapia intensiva a causa del Covid-19, la scorsa primavera, da Donatella Creuso, comandante della Polizia locale Carmagnola.

La drammatica esperienza, sul filo tra la vita e la morte, è raccontata dalla comandante in prima persona nell’e-book “I giorni del coraggio e dell’orgoglio, pubblicato dalla Fondazione SolidAL di Alessandria e scaricabile online con un contributo, anche minimo, che va a finanziare attività di ricerca contro il Coronavirus.

Donatella Creuso alla guida della Polizia Municipale

In 17 pagine, Creuso narra come la sua vita, tra le attività lavorative e la famiglia, lo scorso 15 marzo sia stata bruscamente sconvolta dall’arrivo del virus.
Al mattino vado a fare la spesa, anche se mi sento fiacca. Al ritorno a casa sistemo tutto e vado a riposare. La sera ho la febbre. Il lunedì chiamo in Comando e la sindaco (Gaveglio, ndr) per avvertire che non mi sento bene, non sappiamo se è Covid-19…“.

Iniziano giorni tragici. Dopo una settimana, infatti, la comandante viene ricoverata d’urgenza, con una corsa verso l’ospedale di Alessandria, il più vicino alla sua abitazione, trasportata da un’ambulanza del 118. “Sono spaventata e non so cosa mi succederà“, ammette.

La situazione è drammatica, in quei giorni di picco primaverile del Covid. “Il pronto soccorso sembra un campo di battaglia, con barelle ovunque, gente seduta sulle sedie, persone che urlano e si lamentano o vaneggiano e mi viene paura. Donatella stai calma, mi ripeto“.

Aggiunta una terapia intensiva all’ospedale San Lorenzo di Carmagnola

Quindi il tampone, l’ossigeno, il cellulare come unico mezzo di contatto con l’esterno, almeno per i primi giorni. Poi, neanche più quello. La malattia le sta togliendo ogni forza. La vista si fa annebbiata, il casco Cpap per la ventilazione è fastidioso ma la tiene in vita.

Arrivano tre infermieri e mi dicono che mi portano via, che per il mio bene devono intubarmi e io vado nel panico, lo scrivo a Giampaolo (il marito, ndr) e alla Sindaco, come se fosse un addio, perché ho paura. Mi tolgono il cellulare dalle mani, mi tolgono il Cpap e mi mettono il filo dell’ossigeno, si chiedono tra loro se é il caso di togliermi la maglia del pigiama. Ma é ossigeno? Mi spengo e non sento più niente“.

Inizia il coma. Giorni e giorni di sonno profondo e attimi di semi-coscienza, con i pensieri difficili da mettere insieme e solo i movimenti della mano destra, seppur con grande difficoltà, che le consentono di mandare scarni messaggi alle infermiere e, tramite loro, al mondo esterno.

Il racconto di Chiara, alias Fiuchetin, infermiera all’ospedale di Carmagnola

Ma i momenti di lucidità si alternano ad assenza. E agli incubi. Come quello in cui sogna il suo funerale. Si vede nella bara, con il vestito grigio a righe bianche, il marito e i figli in lacrime. Per fortuna è una scena che avviene solo nel suo cervello.
Prego la Vergine Immacolata di Carmagnola, perché se posso pensare, significa che sono viva”, ricorda la comandante.

Poi il suo corpo tenace riesce a reagire. A combattere il virus, giorno dopo giorno. A riprendersi, seppure lentamente e faticosamente. Creuso si rende conto di essere stata nel frattempo trasferita al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Acqui Terme e di aver trascorso dieci giorni in coma farmacologico.

Poi fa una scoperta che la sconvolge ancora di più. “Nei giorni successivi saprò che sono l’unica sopravvissuta fino ad allora in Rianimazione di Acqui Terme, e questo pensiero me lo avevano risparmiato per evitare di farmi sentire il peso della situazione. É un pensiero davvero pesante, perchè significa che tutti gli altri sono morti… morti… troppi morti… e io sono viva… perchè solo io? Che significato ha tutto questo? Cosa fa questa malattia per fare morire così tante persone? Che variabile ho avuto io per essere viva? É fortuna? Sono una miracolata? Forse si“, riflette amaramente l’autrice, che dopo 32 giorni dal primo ricovero può finalmente fare ritorno a casa.

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La narrazione della comandante Creuso -in ogni fase- è molto dettagliata, lucida e vivida; fa vivere il dramma, dà l’idea della situazione nei reparti e negli ospedali, dal punto di osservazione di una paziente; mostra il grande impegno di medici, infermieri e di tutto il personale sanitario per fronteggiare una situazione ai limiti del surreale, senza mai perdere umanità e professionalità.

Il suo racconto, lungo e appassionato, serve per non dimenticare. E per capire“, sottolineano i curatori del volume, ricordando come l’e-book sia ancora disponibile per il download a fronte di una piccola donazione: “I fondi raccolti verranno utilizzati per supportare gli studi inerenti la linea di ricerca sul Covid-19 dell’Azienda ospedaliera di Alessandria“.

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