La Croce Verde Villastellone in campo: ora, più che mai

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La Croce Verde Villastellone racconta la situazione attuale dei servizi svolti dai propri volontari sul territorio piemontese, a diretto contatto con il Covid-19.

Croce Verde Villastellone Covid
Operatori della Croce Verde Villastellone impegnati in un servizio Covid-19

Riceviamo dalla Croce Verde Villastellone e pubblichiamo:

Continua, e non si è mai fermato, l’impegno della Croce Verde Villastellone nell’affrontare l’emergenza sanitaria in corso: in questi ultimi giorni, con l’aumento esponenziale dei nuovi casi giornalieri, sta aumentando il peso fisico e morale che i nostri volontari e dipendenti affrontano quotidianamente nello svolgere le varie attività sui territori di Villastellone, Torino e Santena.

Dai servizi di emergenza-urgenza in collaborazione con la centrale operativa 118, ai trasferimenti ospedalieri sino alle visite mediche programmate: cambiano le procedure operative, cambiano le tempistiche di intervento che si allungano a causa delle continue e ripetute sanificazioni dei mezzi (che possono allungare di 20-30 minuti la durata dell’intervento stesso), cambia l’approccio con il paziente e con i suoi familiari e, soprattutto, quello che cambia è il feedback del servizio o dell’intervento.

Croce Verde Villastellone Covid
Su un’ambulanza della Croce Verde Villastellone

Abbiamo provato a raccogliere alcune impressioni di nostri volontari e dipendenti, per trasmettere a chi ci segue quello che ogni giorno proviamo.

Marco, direttore della Croce Verde di Villastellone, dichiara: “Pur svolgendo come tutti attività sui mezzi di soccorso, preferisco dare voce ai volontari e dipendenti su ciò che cambia in termini di servizi e concentrarmi di più su ciò che cambia nell’organizzazione dei mezzi: questi devono essere infatti sempre operativi e il più in fretta possibile, per qualsiasi tipo di intervento, sia questo un servizio di istituto o un servizio urgente. Ciò che è disastroso è il reperimento dei dispositivi di protezione individuale (DPI): nonostante i mesi di emergenza ormai trascorsi, dei veri e propri protocolli operativi non esistono: continua a valere la “regola dell’arrangiarsi”, sia in termini di reperimento dei DPI (quali acquistare? come acquistarli?) e soprattutto il “come operare”. Anche questa volta la situazione è precipitata nel giro di pochi giorni, con un aumento vertiginoso dei casi sospetti o conclamati, ormai a conoscenza di tutti: siamo in una situazione disastrosa a livello di impegno orario e di interventi effettuati. Quello che cambia dalla prima ondata è lo spavento delle persone: c’è una psicosi di un contagio generalizzato e, nonostante tutto, la fortuna è che tanti soggetti danno il doppio di prima nonostante qualcuno si sia fermato. Ciò che mi sento di dire è che siamo un’Associazione forte: siamo pieni di volontari e dipendenti con tanta voglia di fare. Quello che più mi rincuora è che la macchina va avanti lo stesso: la maggior parte delle persone che in questo momento si sono tirate indietro dall’attività fanno comunque qualcosa per rendersi utili alla vita associativa, e questo è ciò che ogni giorno mi da lo stimolo per il futuro”.

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Alcuni volontari della Croce Verde Villastellone davanti alla sede torinese dell’Associazione

Tiziana, volontaria da 12 anni: “Quello che è cambiato, per me, è l’impegno fisico-morale: l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale porta a una stanchezza fisica dopo 12 ore di servizio ma questo è niente: quello che è cambiato è il servizio vero e proprio. Nel momento in cui entriamo nelle case di chi ci chiama, quello che troviamo è gente impaurita, spaventata dalla situazione generale e ciò che aumenta, in questi casi, è il supporto psicologico alla persona e, ancor di più, ai suoi familiari”.

Luca, volontario da quando aveva 16 anni e oggi dipendente: “Una volta, nel primo periodo Covid, ciò che ci terrorizzava era la paura del contatto con possibili pazienti positivi, nonostante l’utilizzo dei DPI. Ora, al contrario, ciò che più ci mette ansia è l’uscire su un intervento qualsiasi come un incidente stradale o una caduta in casa e non sapere le condizioni dell’infortunato: se sono di fronte ad un paziente positivo già accertato la mia mente è molto attenta a evitare contatti ed errori, mentre se la persona o l’intervento di per sé (come un incidente stradale) non mi fanno destare alcuna preoccupazione (pur potendo essere questa persona asintomatica), ciò che mi angoscia è l’idea di non riuscire a mantenere la giusta concentrazione. Con il passare del tempo sono arrivato ad un livello tale di consapevolezza che spero di trovarmi di fronte una persona accertata e per la quale sono obbligato a mantenere un livello di concentrazione elevato obbligatoriamente perché mi assilla di più l’incertezza della certezza”.

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Cristina, volontaria da tre anni: “Quello che cambia per me è il “dopo”: se una volta tornavi a casa con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono verso il prossimo e verso te stesso, ora quello che succede è che torni a casa contento di quello che hai fatto per le persone che ti circondano, ma con una ulteriore consapevolezza, rappresentata dal rischio di creare un danno a te e a chi ti sta intorno”.

Chiara, volontaria da due anni: “Una cosa che ho sempre dato per scontata sui servizi era che avrei sempre avuto l’appoggio e il parere del mio collega. Con il Covid questo non accade più. Vai a casa delle persone e sei da sola, non hai il telefono, e il collega resta a dovuta distanza per evitare di “sporcarsi” in quanto, se non strettamente necessario, i dispositivi di protezione vengono indossati inizialmente da un solo operatore. Sei l’unica persona in quel momento sulla quale chi ha chiamato fa affidamento”.

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