Biodigestore di Piobesi, Panpio rassicura: “odori e acque sotto controllo”

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“Il Carmagnolese” ha intervistato i tecnici di Panpio e Marcopolo Engineering, le società che hanno progettato il biodigestore che dovrebbe sorgere tra Piobesi Torinese e Vinovo: i dettagli del progetto, le repliche a dubbi e paure, le compensazioni previste e i possibili tempi di realizzazione.

biodigestore di Piobesi
Una visione 3D di come potrà essere il futuro biodigestore di Piobesi

In attesa di una nuova convocazione della Conferenza dei Servizi per discutere del progetto di costruire un biodigestore a Piobesi Torinese, nella zona industriale al confine con Vinovo, “Il Carmagnolese” ha intervistato i tecnici della Panpio, società che ha proposto la realizzazione dell’impianto: l’ingegnere Matteo Di Prato, responsabile progettazione della Marcopolo Engineering, e l’architetto Flavia Bianchi, progettista e responsabile della procedura di valutazione di impatto ambientale.

Biodigestore tra Vinovo e Piobesi: si valuta l’impatto ambientale

Negli ultimi mesi si è molto dibattuto del progetto, tra interrogativi e osservazioni. In cosa consiste il biodigestore? Quali sono le sue caratteristiche principali?

Si tratta di un impianto per trasformare i rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata in biometano, attraverso un processo di digestione anaerobica. Il biometano prodotto, inoltre, viene immesso direttamente nella rete SNAM, senza necessità di trasporto.
Questo biodigestore, in generale, serve a migliorare la gestione dei rifiuti sul territorio, contribuendo a ridurre discariche e inceneritori, e a produrre una fonte energetica rinnovabile, con meno emissioni.

Dov’è il business per la vostra azienda in questa operazione?

I ricavi deriveranno, in quote abbastanza uguali, dalle tariffe per lo smaltimento della frazione organica dei rifiuti e dalla vendita del biometano, incentivi inclusi. Una quota minore del guadagno, inoltre, sarà frutto della vendita di fertilizzanti, ricavati dai materiali di scarto del processo produttivo.

C’è necessità di simili impianti sul nostro territorio, oggi? O dovremo importare rifiuti da altre aree per far funzionare questo biodigestore?

I dati ufficiali e pubblici della Città metropolitana di Torino parlando di una produzione annua di circa 195 mila tonnellate di rifiuti organici, ed è un dato in crescita. Al momento, la capacità di trattamento è di circa 45 mila tonnellate all’anno: ne restano ancora circa 150 mila, che al momento vengono esportate. Il nostro impianto permetterebbe invece di trattare sul territorio fino a un massimo di 60 mila tonnellate: per questo, come ribadito dallo stesso Ente provinciale fin dalla prima Conferenza dei Servizi, si tratta di un progetto del tutto compatibile con la produzione di rifiuti nel Torinese. 

biodigestore piobesi
Vista di dettaglio sull’area in cui verranno costruiti i capannoni

Utilizzerete tecnologie già sperimentate? Avete previsto elementi innovativi?

Gran parte del progetto prevede il ricorso a tecnologie consolidate, ma abbiamo inserito una sezione che sarà all’avanguardia, in quanto basata su un nuovo regolamento comunitario del 2019 che permette di classificare come fertilizzante il digestato tal quale in uscita dall’impianto, qualora rientri nei valori di alcuni parametri. Se verrà autorizzato, il biodigestore di Piobesi sarà pertanto uno dei primi a prevedere questa innovazione, con una fase di pastorizzazione ed essiccazione che permette di evitare il processo di maturazione in biocelle e consente di ottenere diversi benefici, anche a livello di impatto sul territorio.

Che tipo di benefici porteranno queste innovazioni a livello di impatto sul territorio?

Sostituendo le biocelle con questa soluzione alternativa, serve meno spazio: potremo ridurre di circa un ettaro la superficie che verrà occupata dai capannoni. Inoltre, evitando ogni fase aerobica, si abbatteranno drasticamente gli odori prodotti.

Parliamo proprio di odori, che rappresentano probabilmente la maggiore preoccupazione da parte della popolazione residente nella zona…

La questione dell’impatto odorigeno, per questo tipo di impianti, è sempre nevralgica. E, proprio per questo, è strettamente regolamentata e viene approfondita durante la fase di valutazione del progetto. Come richiesto dalla legge, abbiamo fatto tutte le simulazioni del caso, considerando un raggio di 5 chilometri e utilizzando i modelli previsti dalla Regione con i dati forniti da Arpa Piemonte per quanto riguarda le condizioni meteo, a partire dai venti: nessuna abitazione, anche le più vicine all’impianto, risulta fuori norma dal punto di vista odorigeno. A maggior ragione, tutte le altre zone in cui vivono le persone, a partire dalle periferie di Vinovo e Piobesi, sono sempre al di sotto dei parametri regionali.
Inoltre, in questo tipo di impianto non è previsto lo stoccaggio dei rifiuti: quello che entra al mattino, viene lavorato in giornata e le attività di pre-trattamento dei rifiuti si svolgono solo in alcuni orari.

C’è, infine, un elemento da tenere in considerazione: se, una volta avviato, il biodigestore dovesse produrre più odori rispetto al consentito, verrebbe fatto chiudere. E questo sarebbe un disastro, economicamente parlando, per l’azienda. E’ quindi interesse di tutti che l’odore non sia mai un problema.

Biodigestore tra Piobesi e Vinovo, richiesti ulteriori approfondimenti

Le preoccupazioni emerse tra i residenti negli ultimi mesi, però, riguardano non solo le possibili puzze, ma anche altri aspetti legati all’impatto sulle aree abitate, dal possibile inquinamento delle acque a un aumento del traffico. 

A differenza di gran parte delle strutture simili, abbiamo previsto la depurazione del digestato liquido. Una parte verrà reimmessa nell’impianto, che sarà così autosufficiente dal punto di vista idrico, mentre il resto andrà comunque in fognatura già depurato, anche se avremmo potuto anche optare per il conferimento diretto. Il tutto richiede un maggior dispendio energetico, e quindi minori profitti, ma è pensato in ottica futura, per non rischiare di trovarsi fuori norma tra qualche anno.
Rispetto al traffico, si tratta di un tema su cui non sono state mai sollevate osservazioni in fase di valutazione tecnica, anche perché si va a incidere con un aumento massimo dell’1% e solo sulla rete viaria sovra-comunale, in strade di scorrimento come la Provinciale, senza passaggi all’interno dei paesi. La viabilità è stato uno dei primi elementi che abbiamo verificato nel valutare se partecipare o meno al bando per realizzare questo impianto. Un altro punto di forza legato al posizionamento risiede nel fatto che siamo in un’area già industriale, senza necessità quindi di nuove urbanizzazioni.

Siete attrezzati anche per affrontare eventuali emergenze, guasti o simili?

Abbiamo progettato tutto doppio rispetto alle normali necessità operative, in modo da avere margini di manovra per gestire eventuali situazioni impreviste. Installeremo, ad esempio, due linee di trattamento, così da poter effettuare manutenzioni o gestire picchi di materiale superiori al normale, ad esempio in caso di scioperi.

Avete previsto opere di compensazione a favore del territorio che ospiterà l’impianto?

La nostra proposta, che è ancora al vaglio della Città metropolitana, prevede innanzitutto la sistemazione del rio Frassino, dove andremo a scaricare le sole acque meteoriche, fino all’immissione nel Chisola: già oggi lì vi sono punti di chiusura, intubati con sezioni insufficienti. Inoltre, sempre per ridurre il rischio idrogeologico, creeremo delle vasche di accumulo dell’acqua, in modo da evitare problemi in caso di eventi climatici estremi. In tempi normali, invece, queste vasche serviranno per irrigare le aree verdi che contorneranno l’impianto. 
In tema di viabilità, creeremo una nuova rotonda sulla Provinciale tra Piobesi e Vinovo, per creare un accesso diretto all’area dell’impianto. Doneremo infine 18 tonnellate all’anno di fertilizzante al Comune di Piobesi per la manutenzione delle aree verdi e agli agricoltori della zona, per i loro terreni. 

Vinovo: aspro dibattito in Consiglio comunale sul biodigestore

Quali garanzie, anche di trasparenza, offrite a chi vive tra Piobesi e Vinovo e alle Amministrazioni locali?

La trasparenza contraddistingue il nostro progetto fin dalle sue origini: fin dal 2015 tutto è pubblico, nessuna parte è stata mai secretata, pur avendone per legge la possibilità di farlo rispetto alla tutela dei processi produttivi. Gli attori del territorio, a partire dalle Amministrazioni, sono state sempre invitati ai vari momenti di confronto e abbiamo sempre ragionato su scala territoriale, senza escludere nessuno. Anche il futuro impianto vuole essere trasparente, con tutte le aree a vista e la possibilità di sfruttarle per fare informazione e didattica sul ciclo dei rifiuti. Il biodigestore di Piobesi, nascendo già in linea con la nuova normativa, vuole infine rappresentare un modello per la nostra azienda, a cui ispirarsi per realizzarne altri simili in Italia e in Europa, perché riteniamo che questo sia il business del futuro, nel segno della green economy e dell’economia circolare.

Quanto tempo servirà, dall’eventuale autorizzazione, a rendere operativo il biodigestore di Piobesi?

Dall’autorizzazione in poi -tra progetto esecutivo, lavori di cantiere e avvio- occorre contare circa 14 o 15 mesi. Il nostro obiettivo è avviare l’impianto a dicembre 2022.