Punto vaccinale di Carmagnola: il “dietro le quinte”

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Il Punto vaccinale dell’Asl TO5 in piazza Antichi Bastioni, a Carmagnola, si prepara alle somministrazioni della terza dose, mentre continuano le somministrazioni di vaccino anti-Covid alla popolazione non ancora immunizzata.

punto vaccinale di carmagnola
L’ingresso del Punto vaccinale di Carmagnola, nella struttura polifunzionale di piazza Antichi Bastioni

Comunemente conosciuto come “dove fanno i vaccini” o “agli Antichi Bastioni”, il Punto Vaccinale territoriale di Carmagnola rappresenta una delle molteplici strutture presenti su tutto il territorio nazionale per il contrasto del Covid-19.

Si è detto di tutto e il contrario di tutto di questa struttura, gestita dall’Asl TO5. Ma chi sono in realtà gli attori coinvolti? L’alfa e l’omega, inizio e fine di un’interazione congiunturale inaspettata, che ha piegato le reni all’intera Umanità, il punto di contatto tra la popolazione disorientata, sotto scacco di un virus che ha causato decine di migliaia di morti, e la razionalità delle istituzioni, viste ormai con totale diffidenza, ma che dovevano cercare di mantenere necessariamente il controllo di una situazione in cui paura, sconforto e terrore hanno talvolta preso il sopravvento.

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Questo punto di contatto, a Carmagnola, è un contenitore di donne e uomini, medici, infermiere, Oss e amministrativi. Non super eroi, ma persone comuni con nomi comuni: Alice, Fabio, Eleonora, Loris, Piera, Arlind, Myriam, Speranza, Mounir, Rossella, Marco, Elisa, Rosita e tantissimi altri che hanno creato questa struttura complessa ma efficace, mettendo in pista una macchina a flusso continuo secondo i protocolli stabiliti dal Ministero della Salute, per vaccinare tutta la popolazione a ritmi serrati, con un gioco di squadra sincronizzato seppur estenuante e turni massacranti.

Sono riusciti a far fronte -in modo silenzioso quanto determinato, efficace e altamente professionale- alle continue variazioni dettate dalle più svariate esigenze, facendo in modo di disperdere titubanze e dubbi della popolazione; tessendo un intreccio che ha saputo riconquistare nella maggioranza la fiducia del “uomo della strada”.

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Tutto questo con un contorno di sicurezza e servizi tecnici che la Protezione Civile e molti volontari di varie associazioni territoriali hanno messo in campo per orientare la popolazione nel modo migliore, almeno all’inizio, quando il rischio di contagio era ancora alto e pericoloso.

E adesso, tutto finito? Niente affatto: da novembre si riparte in modo serrato con la terza dose, condizione necessaria per non abbassare la guardia sulla via della definitiva vittoria su questo terribile virus.

Riccardo Borelli

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